GIUNGANO. In merito alla vicenda relativa al furto dei tombini in ghisa all’interno dell’area Pip di Giungano avvenuta la scorsa settimana, allorquando il sindaco e maresciallo dei carabinieri, Francesco Palumbo, ha sorpreso in flagranza di reato il 36enne battipagliese Leonardo Lacanna, arrestato poi dai carabinieri della stazione di Capaccio Scalo, diretta dal comandante Rosario Cavallo, secondo quanto appreso dagli organi competenti il pm del Tribunale di Eboli, nell’udienza tenutasi venerdì 3 febbraio scorso, ha chiesto il rito per direttissima per tutti i capi d’imputazione, tra cui tentato furto e ricettazione. Il legale difensore di Lacanna, avv. Riccardo Ruocco, però, si è avvalso dell’obbligo di difesa per il tentato furto, non concedendo invece la facoltà del rito per direttissima relativamente agli altri capi d’imputazione, che dunque sarà svolto in un ulteriore processo penale, con rito ordinario, in data da stabilirsi. Per quanto riguarda il reato di tentato furto, invece, sarà quindi svolta la direttissima in data 21 marzo 2012, sempre presso il tribunale di Eboli. Intanto, nei confronti del Lacanna è stato convalidato l’arresto perché sussistenti le condizioni di legge, con l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di firma tre volte a settimana.
L’avv. Ruocco, in una nota inviata agli organi di stampa, prende le difese del suo assistito fornendo una versione diametralmente opposta: “Nella qualità di difensore di fiducia del sig. Leonardo Lacanna, il quale, è bene precisarlo, è in stato di libertà e non agli arresti, avverto l’esigenza di smentire categoricamente quanto dichiarato ed indicato, in questi giorni, da alcuni organi d’informazione locali e nazionali rispetto alla vicenda dei tombini di Giungano e Capaccio. A tutto voler concedere, delle due l’una: o qualcuno è in possesso di carte processuali diverse da quelle che il sottoscritto ha avuto modo di esaminare in occasione dell’udienza di convalida dell’arresto, ed in questo caso ogni tentativo di giustizia risulterebbe eluso e destabilizzante per le nostre comunità, oppure trattasi semplicemente di notizie assolutamente destituite di fondamento e, pertanto, totalmente false. È assolutamente falsa l’attribuzione di responsabilità penali pesantissime al mio assistito, ossia il furto di sessanta tombini, il rinvenimento della predetta refurtiva presso la propria abitazione, il tentativo di fuga ed altre incredibili notizie: al mio assistito è stato contestato il reato di tentato furto e non di furto, né di furto di 60 tombini o di tutti i tombini del Cilento, tant’è che tutte le perquisizioni effettuate dalla polizia giudiziaria, si sono concluse, contrariamente al narrato di qualcuno, con esito negativo”.
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