L'opinione - Scenari politico-amministrativi di Capaccio Paestum

Molti sono convinti che le prossime elezioni non cambieranno il quadro politico nazionale esistente. Al più introdurranno qualche elemento di novità più folkloristico che sostanziale, riducendone qualcuno oggi piuttosto intraprendente e rumoroso più che essenziale. Sarebbe, porcellum o non porcellum, come tornare alla prima repubblica, quando in campagna elettorale volavano stracci e violente reciproche accuse e il giorno successivo allo scrutinio tutti d’amore e d’accordo a occupare il proprio spazio di potere. Io penso che il risultato, non previsto dai sondaggi, comporterà invece l’inizio di un cammino diverso per le istituzioni e per le rappresentanze politiche. Sarà un cammino positivo o negativo, di consolidamento della partecipazione democratica o di avvento dello strapotere delle caste economiche e finanziarie e di apparati statali insindacabili? Questo è tutto da vedere, verificare e valutare, come si suol dire, dopo qualche tempo che la frittata sarà fatta. Intanto le prossime elezioni, per quello che ci riguarda da vicino, un risultato l’hanno già ottenuto. A Capaccio Paestum è profondamente mutato il quadro politico delle rappresentanze in seno al Consiglio comunale e, specificatamente, della maggioranza. Nel giro di qualche mese è esploso il tanto rivendicato “civismo”. È vero che oggi di civismo ne parlano in tanti. Ne parla Monti (tutti, o quasi, imprenditori navigati e politicamente connotati) come ne parla Ingroia (analogamente targatie colorati di lungo corso). E tutti pronti a occupare caselle e poltrone, sia di destra sia di sinistra, non appena la giostra elettorale sarà terminata. Se, invece, la maggioranza nel Consiglio comunale di Capaccio Paestum è ancora la stessa nella composizione dei consiglieri, vorrà dire che non c’è più opposizione, si è raggiunto l’unanimismo, risolto il problema, posto da Aldo Moro, delle convergenze parellele e conseguita la sintesi assoluta degli opposti di hegeliana memoria. Già dalle primarie il nuovo corso del “civismo” si era delineato, con il sindaco Italo Voza che prima si è ritrovato – in verità con plateale disappunto! – seduto allo stesso consesso politico con il suo predecessore Marino e, successivamente, presso il seggio delle primarie ad esprimere il suo consenso al PD. Continuerà questa scelta con aperto o silente impegno anche nella consultazione del 24 e 25 febbraio? Sarebbe conseguenziale! Anche il suo Vice, Nicola Ragni ha anticipato ciò che è nell’intenzione del leader nazioanle del suo, fino a qualche mese prima, partito di appartenenza: andare con il PD! Se le cose stanno così, l’amico – mi consenti di chiamarti così? - Ragni, avrà pensato: che male c’è a votare alle primarie del PD? Il voto, lo si sa, è un po’ come le ciliegie: uno tira l’altro! Ed ecco la corsa verso il PD di Collaboratori, Assessori e Consiglieri. Così tutti appassionatamente insieme a dare l’addio alla connotazione di “civismo politico”. L’amico – mi consenti anche tu di chiamarti così? - Rosario Catarozzi, dimenticando l’Edmondo del Principato Ultra, come poteva non fare compagnia al suo Sindaco presso il seggio delle primarie del PD? Il prof. Paolino non ha dovuto fare altro che apertamente ritornare là dove già era, seppur un po’ defilato come tutti gli intellettuali da quando i partiti hanno subito una mutazione genetica. E così a seguire – salvo sviste o comunicazioni non veritiere degli amici locali - l’Assessore al Turismo, Enzo Di Lucia, i consiglieri Tommasini Arenella, Mazza, Sabatella e qualche altro. Facendo un po’ di conti e sommando quelli che già, formalmente o di fatto, erano nell’area del PD la maggioranza del Consiglio comunale di Capaccio Paestum da civica, quale era uscita dal voto elettorale, ha acquisito una chiara definizione di sinistra. Nulla di male o d’illegittimo! Come diceva James Russell Lowell “solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”. Di positivo, se le cose stanno così, sarebbe il fatto che finalmente si definiscono il quadro politico-amministrativo e le appartenenze, diventa chiaro che la maggioranza è il risultato di un consenso anche ad un progetto ispirato a principi condivisi dalla sinistra. L’Amministrazione di una Città di circa ventiduemila abitanti, con un’economia all’avanguardia fondata su due settori strategici e complessi, agricoltura e turismo, non è certo anonima come se si trattasse di amministrare un condominio e decidere la sostituzione di un colore o di un portone d’ingresso. Se questo mutato quadro politico-amministrativo aiutasse la nascita di una chiara opposizione propositiva, con progetti alternativamente finalizzati allo sviluppo e non alla semplice posa di un lampione, sia benvenuta la prossima tornata elettorale. A pensarci per un momento, credo che la notizia del tentativo di sfiduciare il sindaco Voza sia una storiella messa in piedi – da chi? – proprio per parare qualche prevedibile tentativo di accredidare un’opposizione nascente in seguito agli spostamenti politici verificati. È vero che niente si deve dare per scontato né sopravvalutare gli espedienti tattici e strategici dei rappresentanti - o aspiranti - politici locali, ma pensare di sfiduciare un sindaco, da poco eletto e con tante promesse annunciate e prospettate per “stellare la notte”, è cosa da ingenui creduloni turisti e precari della politica. D’altra parte la smentita ufficiale di tutta la maggioranza, che contrasta con la pubblica precedente dichiarazione confermativa del Sindaco, produce un bel rompicapo. Da una parte il Sindaco rivela che un tentativo c’è stato (“vi posso solo dire che ci sono rimasto malissimo, che non me l’aspettavo; quando mi è stato riferito, ho convocato d’urgenza una riunione”); dall’altra il Presidente del Consiglio che in nome della maggioranza smentisce (“smentiamo le illazioni sull’adesione da parte di alcuni consiglieri comunali ad un ipotetico documento di sfiducia nei confronti del Sindaco”) catalogando la “riunione” come una di routine per gli auguri di fine anno. Al lettore il compito di dirimere l’alternativa. A me quello di esprimere un’opinione e la speranza che, da una parte o dall’altra, ci siano progetti e non giochetti.

Aurelio Di Matteo

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