Cava, arrivano le "Iene": arrestato psichiatra molestatore

Comunicato Stampa
03 febbraio 2011 13:02

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale di psichiatra nei confronti del dottore Michelino Romano, 61enne, residente in Cava de’ Tirreni.

La misura cautelare, della durata di due mesi, è stata emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno – dott. Attilio Franco Orio – su richiesta della locale Procura della Repubblica e scaturisce dalle indagini avviate dai militari a seguito della trasmissione televisiva “Le Iene” del 14 aprile 2010.

Nel corso della puntata, infatti, era stato trasmesso il servizio “Trincia: uno psichiatra molestatore”, in cui una giovane donna raccontava all’intervistatore gli abusi sessuali subiti da un medico psichiatra al quale si era rivolta, ancora minorenne, per risolvere alcuni problemi psicologici. Nel prosieguo del servizio, inoltre, era stato trasmesso anche un incontro tra la citata paziente e il professionista, registrato con una telecamenra nascosta, nonchè un’intervista al medico da parte del giornalista.

La messa in onda della puntata ha consentito ai Carabinieri di riconoscere inizialmente lo studio medico, ubicato in Nocera Inferiore, e di individuare così lo psichiatra protagonista del servizio giornalistico.

Gli ulteriori approfondimenti hanno poi permesso di identificare la vittima che, infine, raccontava agli investigatori dei ripetuti abusi sessuali perpetrati dal ROMANO nei suoi confronti, durante le visite terapeutiche cui si era sottoposta tra l’ottobre del 2004 e il gennaio 2007, nonchè delle innumerevoli telefonate a sfondo erotico ricevute dall’uomo nello stesso periodo.

La denuncia della donna ha poi trovato riscontro, oltre che nelle ammissioni del professionista registrate a sua insaputa, nelle testimonianze di alcuni amici cui la vittima aveva confidato il grave stato di prostrazione provocato dalla vicenda, nonchè dalle sessioni “messanger” rinvenute nella memoria del computer della vittima.

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