IL SINDACO: "INDAGINI 'FISIOLOGICHE', FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA"

Agropoli, case confiscate lasciate ai Marotta: a processo Alfieri e tre funzionari comunali

Redazione
27 gennaio 2017 09:06

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AGROPOLI. Case al clan degli zingari di Agropoli. A processo il sindaco e tre funzionari comunali. Il gup Massimiliano De Simone del Tribunale di Vallo della Lucania, infatti, ha rinviato a giudizio il primo cittadino cilentano Franco Alfieri, il responsabile del servizio manutentivo, Agostino Sica, ed i due dirigenti avvicendatisi alla direzione dell’Area Patrimonio, Marialuisa Amatucci e Biagio Motta. L’accusa è omissione di atti d’ufficio e sottrazione di beni alla loro destinazione: secondo il pm titolare dell’indagine, avrebbero ‘chiuso un occhio’ sui tre appartamenti (nella foto) confiscati dai finanzieri del Gico ai Marotta, nel 2008, che lo Stato aveva assegnato al Comune di Agropoli, che invece li lasciò nella loro disponibilità non per una dimenticanza, ma per una scelta precisa finalizzata ad ingraziarsi il numeroso clan rom locale, potenziale bacino di voti elettorali. I beni immobili in questione erano di proprietà di Fiore Marotta, Silvana Marotta e Alberico Dolce: l’ente civico avrebbe dovuto registrare i cespiti nel proprio patrimonio ed utilizzarli a scopi sociali, vigilando che non fossero stati occupati abusivamente. Procedimenti mai avvenuti, anzi, ad una successiva operazione di sequestro della Guardia di Finanza, ad una delle abitazioni fu anche concesso un condono edilizio. Un’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, che trasferì poi gli atti alla procura vallese. La prima udienza del processo è stata fissata a luglio prossimo, quando i legali difensori degli imputati presenteranno le tesi difensive. "Piena fiducia nell'operato della magistratura - commenta al riguardo il sindaco Alfieri - è fisiologico che chi amministra la cosa pubblica incappi prima o poi in indagini e procedimenti penali, ma ci tengo a precisare che, per quanto mi riguarda, in questi anni ne ho subiti diversi, e si sono conclusi tutti senza condanne a mio carico e non si è mai giunti ad un'udienza dibattimentale".

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