ALLARME SICCITÀ

Cilento a secco, presidente Consac scarica responsabilità: "Ecco le vere ragioni dei disservizi"

CILENTO. Riceviamo e pubblichiamo, integralmente, la seguente nota inviata, alla nostra redazione, dal presidente del Consac, l'avv. Gennaro Maione.

C’è voluta una crisi di grande portata per attirare l’attenzione sulla situazione dei servizi idrici locali e perché parlare di acqua diventasse una moda.
Peccato ci si soffermi su aspetti marginali invece di focalizzare l’attenzione sui problemi reali.
È dunque doveroso precisare che in Italia, ma anche nel Cilento l’acqua è disponibile in grandi quantità. Ma paradossalmente, ciò non è sufficiente per garantire continuità all’erogazione del servizio perché le reti idriche locali, come del resto su tutto il territorio nazionale, versano in pessimo stato.
L’eccessivo numero di gestori del Servizio idrico integrato, il gap infrastrutturale, a fronte di investimenti pro capite pari quasi a zero, gli elevati costi di manutenzione e gestione, sommati ad un eccessivo e scorretto consumo di acqua potabile e di acqua minerale (noi italiani siamo tra i maggiori consumatori e “spreconi” al mondo) cronicizzano una condizione ormai insostenibile.
La responsabilità di tale situazione, tuttavia, non è imputabile a Consac cui è assegnato un ruolo gestionale delle infrastrutture comunali e regionali.
Anzi Consac, insieme agli Utenti, è il soggetto maggiormente danneggiato dalla generale situazione di obsolescenza in cui versano gli impianti..
Consac è un’azienda pubblica e il suo obiettivo non è l’utile di esercizio, piuttosto una missione operativa di gestione delle reti di cui non detiene la proprietà. Il discorso è dunque ben più complesso. Consac si trova a gestire un sistema di reti idriche, così come progettato e pensato, decenni fa, dalla Cassa per il Mezzogiorno e dai suoi consulenti. Se è vero che disponiamo di abbondanti risorse idriche, altrettanto vero è che necessitiamo di opere di presa, adduzione, trasporto, accumulo, potabilizzazione, strumenti di misura che richiedono investimenti consistenti. In questo senso, Consac è andata oltre il ruolo di mero gestore. È il caso, ad esempio, dell’Acquedotto Faraone per il quale sono state avanzate istanze di finanziamento, progetti e relativi adeguamenti senza che siano pervenute risposte concrete dagli enti competenti. Il dossier “Acquedotto del Faraone: una condotta al collasso”, pubblicato sul sito web www.consac.it/Comunicazione, ben documenta la situazione affrontata da Consac negli ultimi anni e l’importanza dell’opera ai fini di una efficiente erogazione del servizio. Gli unici interventi realizzati sulla condotta sono stati effettuati per un ammontare di circa un milione di euro con fondi del Ministero dell’Ambiente e fondi propri del gestore. Ma sono ben poca cosa rispetto al fabbisogno reale. Per questo motivo Consac ha provveduto in diverse occasioni a sollecitare i sindaci del territorio perché le istanze di finanziamento diventassero un impegno comune e condiviso.
All’Ato e alla Regione Campania, poi, Consac ha richiesto l’assegnazione di potabilizzatori che, in quanto opere destinate al servizio idrico integrato, dovrebbero essere assegnate all’azienda gratuitamente. Anche in questo caso, per tutta risposta, silenzio.
È evidente, dunque, che la responsabilità di tutti i disservizi non possa essere addebitata semplicisticamente a Consac.
Si rende necessaria, e non oltre procrastinabile, una corretta informazione ai cittadini affinché prendano coscienza delle reali problematiche che l’azienda, suo malgrado, in qualità di soggetto gestore, si trova a dover fronteggiare nell’ambito di un complesso ed articolato insieme di attori istituzionali, ognuno dei quali con ruoli e funzioni ben distinti.
Pertanto Consac, anche attraverso il proprio sito nella sezione Comunicazione, con un’apposita rubrica 'I taccuini dell’acqua', il primo dei quali già pubblicato nella versione integrale, fornirà regolarmente tutti gli approfondimenti di cui dispone in modo che il dibattito sull’acqua diventi costruttivo, fondato ed equilibrato.

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