IN VIA DELLA STREGARA

Capaccio, abbattimento silos. Nicodemo: "Calpestate memoria ed identità culturale della nostra città"

CAPACCIO PAESTUM. Abbattimento silos in Via della Stregara. Riceviamo e pubblichiamo, integralmente, la seguente nota stampa diffusa da Oscar Nicodemo, portavoce del Comitato ‘Pro Capaccio Paestum’.

Bisognava solo metterlo in sicurezza e ristrutturarlo. E, invece, il Silos di Via della Stregara, nella borgata di Gromola, è stato incredibilmente e inspiegabilmente distrutto. Era un simbolo della nostra terra, uno dei tanti beni dell’ex Ersac affidati alla Regione. Ora, non c’è più, è stato demolito, abbattuto, ridotto in macerie, a seguito dell'ordinanza n. 78 del 14/07/2017 emessa dal Comune di Capaccio Paestum.
Scompare, per mano di amministratori comunali che si direbbero senza pensiero, senza memoria, senza nemmeno lo status essenziale e necessario per essere considerati cittadini consapevoli del luogo che abitano, un testimone monumentale realizzato intorno agli anni cinquanta, durante il periodo della Riforma e della Bonifica fondiaria. I silos, in passato, come tutti sapranno, venivano utilizzati per custodire i cereali, stipati e conservati nelle strutture presenti anche in altre zone del territorio comunale. Si tratta di manufatti molto caratteristici, che dovrebbero essere oggetto di recupero attraverso specifiche opere di riutilizzo.
E, invece, quello in argomento è stato miserabilmente spazzato via, come se si trattasse di una presenza materiale incongrua, oziosa e inutile, considerata, da chissà quali menti eccelse, priva di qualsiasi significato e indizio storico che potessero ricondurre alla civiltà di questa terra. In verità, una traccia inconfondibile, un’attestazione peculiare, un’affermazione esemplare della storia della civiltà contadina di Capaccio Paestum è stata cancellata con irritante tempestività, ignorando di commettere un reato ideologico contro la cultura locale e rovinando su un concetto identitario di base, che resta estraneo e inaccessibile agli smantellatori della tradizione popolare dei nostri luoghi. In pratica, la demolizione del Silos rappresenta l’offesa più ingiuriosa e crudele che si potesse fare al sudore, alla fatica, ai sacrifici dei contadini pestano-capaccesi del passato, del presente e del futuro.
Si rende possibile amministrare un luogo senza sapere cosa rappresenta e cosa è stato? Davvero il rinnovamento politico di un territorio e della collettività che lo abita può cominciare dalla cancellazione della sua identità storica? E, quale visione del futuro si può avere nel disprezzo più totale di un passato che è stato glorioso, come quello, appunto, dell’assalto ai latifondi e alla relativa Riforma agricola? Per quanto mi riguarda, e nella mia posizione di semplice cittadino di questo territorio, credo che l’amministrazione Palumbo abbia commesso un atto di violenza a danno del patrimonio ideologico e culturale della cittadinanza.

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