L'OPINIONE

Capaccio città di sistema, Di Gregorio: "Ora scelte coraggiose per recuperare tempo perduto"

CAPACCIO PAESTUM. Riceviamo e pubblichiamo, integralmente, la seguente nota inviata, alla nostra redazione, dall'arch. Lucido Di Gregorio, già portavoce della coalizione elettorale a sostegno del sindaco, Franco Palumbo.

In molti ormai sono convinti che non ci sia altro tempo da perdere e che vi sia, al contrario, l’urgenza di avviare un processo di reale crescita. Al di là degli effetti devastanti di una crisi sociale ed economica che ormai dura da troppi lunghi anni, il nostro comune sta pagando anche il prezzo dell’insipienza politica e amministrativa degli anni passati. Né un processo di vera ripresa potrà immaginarsi senza una ricomposizione degli uffici comunali che devono necessariamente esprimere altro per accompagnare processi, attività e azioni di Governance.
Non possiamo permetterci di perdere altro tempo prezioso, di perdere altre opportunità importanti come accaduto per il Piano Casa o per il Piano Urbanistico Comunale ancora stipato in un cassetto. Troppi anni sono stati spesi inutilmente per affermare la sola presunzione degli attori della politica locale e non certo per affermare una legittima “presunzione urbana” di crescita. Quella condizione condivisa, cioè, che porta a “presumere” condizioni urbane diverse, senza dimenticare gli interessi di tutti, delle famiglie come degli imprenditori. Fare impresa e buona attività amministrativa vuol dire fare scelte coraggiose, creare i presupposti per un nuovo sistema economico locale secondo una nuova e diversa concezione del rapporto pubblico-privato.
Un futuro che possa ritmare gli stessi tempi e segnare identici percorsi come per gli anni passati, oggi è assolutamente inimmaginabile. Sarebbe la catastrofe annunciata, la fine di ogni aspettativa per l’economia locale, una ingiustificata e insostenibile mortificazione per tante famiglie e giovani. Se da una parte, pertanto, la maggioranza in carica ha assunto l’onere di promuovere un rilancio delle attività amministrative, dall’altra il Sindaco ha manifestato in prima persona il peso di una responsabilità amministrativa che non può non tradursi nella necessità di assumere scelte coraggiose fin da subito. Il contrario, significherebbe semplicemente attestare una nuova sconfitta.
Bene, se ciò è tutto quello che dovrebbe accadere d’ora in avanti, nell’immediato si impongono come urgenti almeno due aspettative: a) la pianificazione urbana e territoriale da affrontare con un manovra urbanistica fondata su base perequativa, compensativa e negoziale distinta da una forte spinta partecipativa, b) la programmazione di interventi urgenti di rigenerazione urbana e di riqualificazione dei borghi, al fine di creare quella “Città di sistema” capace di mettere in relazione funzioni e servizi, spazi di aggregazione e bisogni urbani disattesi, spazi di appartenenza, radicamento dei valori territoriali e del tessuto urbano (mondo costruito). Sulla prima questione, si tratta di rimarginare una ferita aperta da tempo (quale effetto del “vuoto amministrativo” affermatosi sino ad oggi) e favorire un concreto coinvolgimento dei cittadini con “vere e non presunte” conferenze di Pianificazione del Documento Preliminare del Piano Strutturale Comunale, per poi passare alla fase successiva riguardante la proposta operativa di pianificazione.
Ciò non toglie, tuttavia, che le scelte coraggiose, che si impongono come necessarie e non più procrastinabili all’infinito, potrebbero da subito esprimere una serie di proposte di intervento qualificanti: a) la rigenerazione urbana dell’intero ambito che dalla “collinetta” e Piazza Santini si estende sino a Via Caduti in Nassiriya (un luogo senza valori e funzioni urbane di rilievo, tranne quelle esistenti dal primo impianto). Un grande progetto per la creazione di parcheggi, di verde attrezzato e di strutture finalizzate alla promozione del commercio; b) acquisizione al patrimonio indisponibile dell’Ente comunale di alcune importanti strutture di pregio, di grande valore culturale e strategico-funzionale: Palazzo Stabile, Bufalara, ex tabacchificio del Cafasso, Torre di Paestum e deposito ferroviario in disuso annesso alla stazione FS di Capaccio Scalo, quale sede per gli uffici della piattaforma per il turismo e l’accoglienza. La Bufalara per la creazione di un centro per la promozione dei prodotti tipici e della gastronomia locali. L’ex tabacchificio del Cafasso per la creazione di un centro polifunzionale a supporto di un’offerta turistica necessariamente da ricomporre secondo nuovi schemi, in accordo con la pubblica amministrazione. Un contenitore culturale di grande valore, che consenta attività di promozione capaci di attrarre nuovi interessi di conoscenza e nuove presenze soprattutto in autunno e primavera. Viene da immaginare una struttura diversamente articolata che possa accogliere stabilmente la Borsa Mediterranea per il turismo archeologico, ma anche altre attività di promozione turistica, sedi di associazioni presenti sul territorio, Museo storico-documentale-fotografico, Museo di arte contemporanea e quindi nuovi spazi da riservare al Museo archeologico di Paestum. Una sede deputata che rimandi a interventi di restauro e recupero funzionale di grandi spazi inimmaginabili altrove, ma anche di assegnazione di nuove funzioni ad uno dei tanti borghi per l’affermazione del progetto di “Sistema urbano”: tutto ciò in un ritrovato rapporto pubblico-privato, partecipe di un nuovo rapporto negoziale da strutturare con intese e accordi tra i diversi soggetti. Su queste basi è da ritenere strategico il ruolo della BCC di Capaccio Paestum e dei tanti imprenditori locali, che al rischio di impresa sono abituati da sempre. Insomma, una nuova stagione potrà inaugurarsi a condizione che vi sia la disponibilità a partecipare alla costruzione di un grande progetto comune, per il quale indubbiamente sono richiesti coraggio, ambizione e presunzione nel sentirsi tutti protagonisti, capaci e partecipi. Senza la pretesa di manifestare principi compiuti e con tutti i limiti di una riflessione a voce alta, intendo affermare lo scopo esplicito di generare una provocazione e un primo confronto.

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