DALLA PROCURA DI MANTOVA

Vallo, uccisi da tumore dopo trapianto da donatore suicida: nuovi indagati insieme al primario

MANTOVA. Nuovi indagati nell’inchiesta della Procura di Mantova sulla morte di tre persone uccise da tumore, dopo essere state sottoposte a un trapianto di organi, espiantati a un donatore suicida (caso portato alla ribalta nazionale dal StileTV, ndr). Espianto che fu eseguito da un’équipe medica dell’ospedale Carlo Poma di Mantova. Su quei decessi la magistratura, come noto, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo che, alla fine dello scorso anno, ha rischiato l’archiviazione. Ma il giudice per le indagini preliminari Matteo Grimaldi, non solo ha respinto la richiesta del pubblico ministero, ma ha riaperto le indagini affidandole a un nuovo sostituto procuratore, con una proroga di sei mesi che, a breve, scadranno. Ed è proprio in questo breve arco temporale che il pm avrebbe accertato ulteriori responsabilità, oltre a quella dell’ex primario che aveva gestito il coordinamento e la procedura.
Il reato contestato parte dall'ipotesi che gli organi prelevati a Mantova e destinati ai tre riceventi fossero tutti già malati e che quindi non siano state eseguite le opportune verifiche, come ad esempio le biopsie che potevano rivelare la presenza di cellule malate nel pancreas e nei due reni. Tutto parte dal caso di P.G., un 63enne di Vallo della Lucania (Salerno), morto a distanza di otto mesi dal trapianto di un rene ricevuto dal donatore suicida. E come il salernitano, anche gli altri due trapiantati muoiono in meno di un anno dall’intervento. Si tratta di G.P. 50 anni, di Milano e B.Y., anche lui 50enne, di Brescia.
Il 63enne di Vallo della Lucania nel novembre del 2012 viene sottoposto a trapianto di rene all'ospedale di Varese, a distanza di poche ore dal disperato gesto del bresciano. Ma nel giugno dell'anno dopo i sanitari che lo visitano per un controllo notano che le sue condizioni si sono aggravate inspiegabilmente. La morte sopraggiunge un mese dopo. Immediata la denuncia dei parenti.
Le indagini private condotte dal legale Riccardo Ruocco del foro di Salerno, che ora ha assunto anche la difesa dei familiari della seconda vittima, mettono il dubbio: il 63enne non sarebbe morto per una crisi di rigetto ma per un carcinoma molto aggressivo, uguale a quello che ha portato al decesso anche gli altri due trapiantati. “Quando ho presentato la denuncia – commenta Ruocco – nella prima valutazione avevo supposto che fossero almeno dieci le persone, responsabili a vario titolo. Aspettiamo l’esito. Ma ci potrebbe essere un’ulteriore proroga delle indagini”. (fonte Gazzetta di Mantova)

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