CAMBIA IL GIUDICE

Roccadaspide, prof ‘innamorato’ adescò alunna: slitta dibattimento, la chat choc

ROCCADASPIDE. Adescò alunna in classe con messaggi in chat. Slitta ancora il dibattimento in aula nel processo a carico di un professore ultra 50enne di una scuola di Roccadaspide, imputato del reato di adescamento di minore (art. 609 undecies) con l’accusa di aver commesso azioni volte a carpirne la fiducia attraverso lusinghe mediante l’utilizzo dei social network.
Nel corso della prima udienza del procedimento penale tenutosi presso la Terza Sezione Penale del Tribunale di Salerno - sede distaccata di Eboli, a causa del trasferimento del giudice monocratico designato, Lucia Casale, il giudice ordinario di tribunale ha rinviato il dibattimento a marzo 2018, in attesa dell’assegnazione del caso ad un nuovo magistrato.
L’episodio risale al 2015, quando la ragazzina, all’epoca 13enne, iniziò ad essere contattata prima su Facebook e poi su Whatsapp dal proprio docente: messaggi che, nell’arco di tre mesi, diventarono sempre più frequenti, sia durante le lezioni che nelle ore notturne, fino a quando l’adolescente ne confidò il contenuto alla compagna di banco, incuriosita da quel continuo arrivo di messaggini.
Conversazioni ‘particolari’ che l’amica di classe confessò ai propri genitori, che immediatamente le segnalarono al padre ed alla madre della vittima, fino a quel momento ignari di quanto stava accadendo: sotto choc, controllarono subito il cellulare della figlia, scoprendo le chat e denunciando tutto ai carabinieri.
Le indagini, coordinate dal pm Luca Masini della Procura della Repubblica di Salerno e delegate alla polizia postale, portarono alla perquisizione domiciliare ed alla successiva citazione diretta a giudizio per il docente, che rischia una condanna fino a tre anni. I genitori della minorenne, che fu ascoltata da una psicologa in modalità protetta ed ha cambiato scuola, si sono entrambi costituiti parte civile e sono difesi nel procedimento dall’avv. Ezio Catauro del Foro di Salerno.

I MESSAGGINI CHOC DEL PROF ‘INNAMORATO’
Secondo le tesi dell’accusa, la ‘curiosità’ dell’amica di banco sarebbe stata una fortuna, in quanto potrebbe aver salvato la 13enne da potenziali cattive intenzioni da parte del professore, il quale era riuscito a carpirne la fiducia fino a farsi dare il numero di cellulare per contattarla anche su whatsapp, avviando scambi di foto.
Messaggi suadenti e lusinghieri densi di complimenti, come “Sei la bellissima fata di una favola che non avrà mai fine, stanotte io ti sognerò” e “D’ora in poi sarai il mio raggio di sole, mia bellissima bambolina, ti voglio bene come nessun altro te ne vuole”, nonché “Senti ma non l’hai capito? Mi sono innamorato di te, disapprovi se un prof s’innamora di una sua alunna?”.
Messaggi ai quali la minorenne reagisce con continuo imbarazzo rispondendo “Scusatemi prof ma non ho capito” e “Cioè che volete dire? spiegatevi meglio”, con il maestro che si lascia promettere “Tu sei matura e non devi dire niente a nessuno, questo che ti sto per dire non deve essere rivelato ad essere vivente, mi sto innamorando di te, lo so non dovrei ma a cuor non si comanda”.

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