RICORDO DI UNA MADRE CORAGGIO

Capaccio piange mamma Antonia, unica superstite nella ‘casa dei 7 omicidi’

Alfonso Stile
13 maggio 2018 13:09

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CAPACCIO PAESTUM. Nel giorno della festa della mamma, il pensiero di Capaccio Paestum tutta volge ad una grande madre, esempio di vita e coraggio per le nuove generazioni: Antonia Sornicola. Avvolta dall’amore della sua numerosa famiglia, e da quello incommensurabile di tutta la comunità capaccese, si è spenta serenamente all’età di 97 anni: i funerali si sono tenuti, il 25 aprile scorso, presso la chiesa di San Pietro Apostolo nel centro storico di Capaccio paese. Quella di Antonia è la delicata storia di una grande donna, sopravvissuta ad una tragedia immane quando era ancora in fasce ma capace di onorare il dono della vita con un’esistenza ‘miracolosa’, coronata da un matrimonio felice e la gioia di dare alla luce ben 8 figli, oggi fieri eredi di una delle famiglie locali più onorabili, perbene, stimate e benvolute.
Una fertile generazione che, grazie alla forza ed al carattere di Antonia, moglie, madre e nonna esemplare, potrà degnamente onorarne il ricordo, consegnandolo ai posteri in maniera indelebile... come da intento di chi oggi ne scrive, nel rispetto assoluto del recente dolore di cari e parenti, per rinverdire il profondo significato delle parole impresse nel marmo, un secolo fa, sulla lapide eretta dal Comune di Capaccio Paestum ad eterna memoria della famiglia Sornicola, e posta al centro del cimitero al Capoluogo: nessuna famiglia capaccese ha ricevuto mai un’onoranza funebre così alta.

L’ORRORE NELLA 'CASA DEI 7 OMICIDI'
Il ricordo di Antonia Sornicola resterà radioso nella memoria di chi l’ha conosciuta, seppur legato, indissolubilmente, al più efferato caso di cronaca nera verificatosi nel comune di Capaccio Paestum, conosciuto da tutti e ricordato, ancora oggi, come quello della ‘casa dei 7 omicidi’.
È la notte del 24 gennaio del 1922: la piccola Antonia dorme nella sua culla al piano superiore della casa colonica dove vive da poco la famiglia Sornicola. Ha appena un anno ed a vegliare su di lei c’è la madre, in dolce attesa di un quarto pargolo, che da poco si è messa a letto con le altre due figliolette ed il marito Rosario. In un’altra stanza, di sotto, riposa anche una zia. Sembra una notte come tutte le altre, di pieno riposo dopo una lunga giornata trascorsa a prendersi cura del podere ricevuto in affidamento, da emigranti, in una località rurale di Capaccio.
Nessuno può immaginare che sarà l’ultima notte insieme: appena le tenebre avvolgono i campi, infatti, in casa si scatena l’inferno. Ad udire strani rumori al piano di sotto è papà Rosario, che scende le scale per controllare… imbattendosi in una furia cieca che, armando mani assassine di asce, coltelli e mazze chiodate, uccide barbaramente l’agricoltore e poi stermina l’intera sua famiglia. Un massacro premeditato ed eseguito senza alcuna pietà: dopo Rosario, sotto le lame affilate cade la cognata.
Le loro urla, agghiaccianti, terrorizzano la moglie in camera da letto, così come i passi svelti sulle scale che dettano l’arrivo degli assassini e gli ultimi istanti di vita suoi e delle sue due piccole bambine, trucidate nel sonno. Nell’orrore, mentre viene accoltellata a morte, la donna tenta di parare con il proprio corpo la terzogenita, la piccola Antonia, che stringe in braccio avvolta in uno scialle: i due criminali credono di aver ucciso anche la neonata quando abbandonano la casa insanguinata come lupi famelici in fuga.
L’indomani mattina, la scena del delitto è da film horror: sette morti, sette omicidi commessi la stessa notte. Sui cadaveri, i segni dei fendenti letali che stroncarono la vita di Rosario Sornicola, di sua moglie in dolce attesa, delle sue due bimbe e della cognata. All’improvviso, il pianto a singhiozzo della piccola squarcia il silenzio ed illumina il cuore straziato degli inquirenti accorsi sul posto, che odono il vagito ma non riescono a trovarla, fino a quando si compie il ‘miracolo’: Antonia viene rinvenuta, ancora nello scialle sporco di cenere, nel caminetto... dove sua mamma, forse temendo che gli assassini potessero ritornare, riuscì a nasconderla prima di esalare l’ultimo respiro. Ha la punta di un chiodo conficcata in testa, immediata la corsa in ospedale: ma grazie allo ‘scudo’ materno, riuscirà a salvarsi.
Tutta Capaccio resterà scossa da un massacro apparentemente senza ragione e, al tempo stesso, commossa dalla voglia di vivere della bimba, unica superstite, che sarà amorevolmente coccolata e cresciuta con affetto dall’intera comunità, che da adulta gli racconterà l’amore ed il tragico destino della sua famiglia.
Il 24 aprile scorso, mamma Antonia è tornata alla Casa del Padre celeste, dove potrà ricongiungersi con il suo papà, sua madre che le salvò la vita, le sue sorelline e la zia che non ha mai conosciuto. Una storia drammatica e strappalacrime, tramandata nel tempo, dove tutti hanno amato ed hanno impresso, nella propria memoria, il ricordo felice ed il nome della piccola grande Antonia, capace di vivere quasi un secolo non volendo parlare mai della ‘sua’ storia, onorando con una vita esemplare di moglie, mamma e nonna, le memorie “impresse nel marmo come nei cuori di Rosario Sornicola, moglie e figli e cognata, da mano assassina e feroce tratti barbaramente a morte la sera del 24 gennaio 1922”, relegando per sempre, nel buio infernale dal quale erano spuntati, i due assassini condannati all’ergastolo con l’infamante accusa di omicidio e infanticidio plurimo per futili motivi legati a proprietà terriere.

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