A SANTA CECILIA

Eboli, 28enne indiano ucciso a coltellate da un connazionale

Redazione
13 settembre 2018 13:18

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EBOLI. Lo avrebbe ucciso perché vessato da mesi, umiliato da quel suo connazionale con il quale da tempo condivideva il lavoro, da mandriano di una azienda bufalina a Santa Cecilia di Eboli, ed anche una stanza, sempre all’interno dell’impresa. Numerosi fendenti al torace ed al collo, di cui uno mortale alla gola, con un coltello da cucina, con lama lunga 21 cm, nella notte tra mercoledì e giovedì, per porre fine alla vita del 28enne Lakhvir Singh, assassinato dal 27enne Harmandeb  Singh. Tra i due un rapporto di lavoro ma anche d’amicizia, dovendo convivere negli orari di lavoro ma anche nel tempo libero gli stessi spazi, in via Provinciale dei Salici. Però, secondo quanto riferito agli inquirenti dall’omicida in un lungo interrogatorio, gli atteggiamenti della vittima si erano fatti pressanti e difficile da sopportare, con una ennesima lite alla base dell’efferato  assassinio. “Una forza inaudita” quella utilizzata dal 27enne, come si legge nel comunicato stampa della Procura della Repubblica di Salerno che ha emesso un decreto di fermo d’indiziato di delitto per l’indiano che ha anche collaborato per il ritrovamento  dell’arma che è stata rinvenuta, dalla squadra sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Salerno sul fondale di un laghetto artificiale sito in prossimità dell’azienda agricola dove si è consumato l’omicidio. Il corpo senza vita del 28enne Singh è stato trasportato all’ospedale di Eboli dove l’autopsia, in giornata, fornirà ulteriori elementi.

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