DECISIONE DEL RIESAME

Eboli, immigrazione clandestina: ex consigliere Infante torna libero

Redazione
13 aprile 2019 09:29

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EBOLI. Torna in libertà il commercialista ebolitano ed ex consigliere comunale Pasquale Infante. Il Tribunale del Riesame di Salerno ha deciso di revocare la misura degli arresti domiciliari emessa lo scorso 18 marzo per il blitz condotto dai carabinieri del Comando provinciale che, su disposizione della Procura Antimafia, portò all’operazione che ha coinvolto 21 indagati raggiunti dall’ordinanza ai domiciliari, con altri otto sottoposti all’obbligo di dimora e alla presentazione alla polizia giudiziaria, con l’inchiesta che intende fare luce sul ‘trucco’ dei permessi di soggiorno, con diversi capi d’imputazione: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori con e senza permesso di soggiorno, riduzione in schiavitù e tratta di persone. Infante, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un ruolo importante nella gestione delle pratiche, con l’esponente del Partito Democratico che, nel frattempo, è stato sospeso dalla Prefettura di Salerno nel suo ruolo di componente del Consiglio comunale di Eboli. Il blitz del 18 marzo scorso ha interessato i centri salernitani di Battipaglia, Eboli, Montecorvino Pugliano, Olevano sul Tusciano, San Marzano sul Sarno, Pontecagnano Faiano, Nocera Inferiore, Pagani, Altavilla Silentina ed Angri ma anche Policoro, in provincia di Matera e Monsummanno, in provincia di Pistoia. L’inchiesta è partita nell’agosto 2015 per fare luce sul fenomeno del caporalato nella Piana del Sele. I migranti pagavano dai 5mila ai 12mila euro per la falsa documentazione finendo a lavorare anche nei campi a nero e ridotti, in alcuni casi, in condizioni di vera e propria schiavitù, con una vittima privata del passaporto, sottoposta a violenza e minacce, e costretta a prestazioni lavorative continue e massacranti quale bracciante agricola, senza ricevere alcuna retribuzione.
Oltre ai permessi di soggiorno falsi, che secondo le stime dei carabinieri hanno generato proventi per oltre 6 milioni di euro a partire dal 2012, c’erano anche i guadagni del caporalato. Che erano probabilmente la parte più consistente del giro di affari dell’organizzazione. A capo del gruppo, Hassan, detto “Appost”, che gestiva il business dei migranti. Gli inquirenti hanno ricostruito ruoli, gerarchie e modus operandi di una organizzazione criminale con base nel Salernitano e ramificazioni in altre città e con appoggi anche in Francia, Belgio e Marocco.

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