L'ORDINANZA

Capaccio, Consiglio di Stato respinge anche appello: lido Kennedy resta chiuso

Alfonso Stile
26 luglio 2019 11:08

2299

CAPACCIO PAESTUM. Interdittiva antimafia: resta definitivamente chiuso stabilimento balneare sulla costa di Capaccio Paestum. Il Consiglio di Stato, infatti, dopo aver respinto il 2 luglio scorso l’istanza cautelare presentata dai legali della società che gestisce il lido Kennedy, con apposita ordinanza ha rigettato in sede giurisdizionale anche l’appello cautelare contro il Ministero dell’Interno, l’Ufficio Territoriale del Governo e il Comune di Capaccio Paestum (costituitisi in giudizio), e nei confronti della Direzione Investigativa Antimafia e dell’Asl di Salerno (non costituitisi in giudizio) e l’intervento ad opponendum dell’Associazione Gi.Vi Giovani Vincenti di Battipaglia, per la riforma dell’ordinanza cautelare con la quale il Tar di Salerno aveva confermato la chiusura del lido sulla scorta dell’interdittiva antimafia e dei conseguenti provvedimenti di revoca del Comune della concessione demaniale marittima, della licenza commerciale per l’apertura ed esercizio dell’attività e del titolo abilitativo alla somministrazione di cibi e bevande.

LE MOTIVAZIONI DEL CDS
Relatore nella camera di consiglio di ieri, il presidente della terza sezione del Cds, Franco Frattini, uditi per le parti gli avvocati difensori, ha rilevato “che lo stesso Tribunale di Salerno, che ha applicato a Roberto Squecco la misura di prevenzione patrimoniale, con notifica anche alla di lui moglie Stefania Nobili, ha evidenziato la natura prevalentemente formale della cessione di quote tra coniugi”, nonché che detta cessione “è avvenuta successivamente alla condanna dello stesso Squecco, fra l’altro per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., parzialmente riformata in Appello ma con conferma del capo d’imputazione da cui scaturisce (ex art. 67 codice antimafia) la decadenza della attività imprenditoriale e titolarità di quote societarie”. Ritenuto, quindi, che “verosimilmente l’allora titolare della società appellante, nella concreta ipotesi che la sua condanna fosse, quanto al titolo di reato ostativo, confermata in Appello, si sia strumentalmente liberato, poche settimane prima della pubblicazione (23 marzo 2017) della sentenza d’appello, delle partecipazioni societarie cedendole, senza apparente controprestazione economica, alla moglie”.
Ritenuto, inoltre, che la condanna definitiva di Squecco “conferma quanto già emergeva dagli argomenti posti a base della interdittiva impugnata” e che riguardo al periculum in mora e al dedotto danno grave per l’appellante “certamente debba prevalere l’interesse pubblico generale alla prevenzione rispetto alla evidente possibilità che un’impresa non immune da contaminazione mafiosa prosegua in una attività di speciale rilevanza nel contesto sociale territoriale, quale è la gestione di strutture turistiche balneari e ricreative, essendo ben nota l’attenzione delle cosche criminali al settore delle concessioni marittime e di lidi balneari per il turismo, ritenuto particolarmente profittevole sotto il profilo economico”, il Consiglio di Stato ha così motivato e respinto l’appello cautelare, condannando la società che gestisce il lido Kennedy a rifondere, alle due parti appellate costituite, le spese legali per euro 2.500 ciascuna, compensando quelle sostenute dalla Gi.Vi. di Battipaglia, rappresentata dall'avv. Ferdinando Belmonte.

commenti
consigliati