ORDINANZA BIS

Capaccio, scarico reflui: dopo allevatori e caseifici, Alfieri inchioda gli albergatori

Alfonso Stile
05 settembre 2019 17:56

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CAPACCIO PAESTUM. Inquinamento ambientale da reflui. Dopo allevatori e caseifici, il pugno di ferro del sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri, si abbatte anche su albergatori e proprietari di strutture ricettive.
Dopo l’ordinanza sindacale n. 115 del 27 agosto 2019 riservata alle aziende zootecniche ed ai produttori del comparto lattiero-caseario, intimate a dimostrare all’ente civico, entro 30 giorni, la propria capacità di smaltire adeguatamente, secondo legge, tutti i reflui e liquami prodotti, con una nuova ordinanza in materia, la n. 119 del 4/9/2019, il primo cittadino capaccese inchioda anche i titolari e/o gestori di attività alberghiere, paralberghiere ed extralberghiere, ovvero: alberghi, hotel, motel, villaggi, residence, alberghi diffusi, residenze d’epoca e rurali, bed&breakfast, beauty farm, campeggi, affittacamere, case-vacanze, ostelli, agriturismi, foresterie, rifugi.
Un provvedimento-bis, anche questo senza precedenti nella città dei Templi, che di fatto mette con le spalle al muro tutte le attività ricettive sul territorio, chiamate ora a dimostrare, carte alla mano, di essere in regola con tutte le normative vigenti in materia, richiamate una per una nelle 20 pagine d’ordinanza a firma di Alfieri.
Nello specifico, è fatto obbligo, nel termine perentorio di 30 giorni decorrenti dalla data di notifica dell’ordinanza, “la presentazione di idonea documentazione tecnico-illustrativa del sistema di gestione e smaltimento delle acque reflue e relative autorizzazioni e/o documentazione connessa ovvero l’ottemperanza alle disposizioni previste dal vigente Regolamento fognario comunale”, e contestualmente di “dismettere ogni sistema di smaltimento tramite espurgo, pozzi neri o impianti similari”.
Per quanto attiene agli scarichi di acque reflue in aree non servite da pubblica fognatura, invece, gli interessati dovranno presentare “idonea documentazione attestante la corretta modalità di smaltimento delle acque reflue degli ultimi tre anni”. Chi non è in regola, rischia la chiusura dell’attività ed il ritiro delle concessioni e autorizzazioni godute, con relativa segnalazione alle autorità competenti.
Tutta la documentazione dovrà essere presentata a mano direttamente dai legali rappresentanti delle aziende capaccesi investite dal provvedimento sindacale: in caso di inottemperanza, scatterà automaticamente una sanzione di 500 euro, con l’applicazione di quanto previsto, in caso di violazioni, dall’art. 650 del Codice Penale.

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