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Altavilla Silentina, frode da 42 mln nei carburanti: nei guai tre imprenditori

Comunicato Stampa
27 novembre 2019 09:31

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ALTAVILLA SILENTINA. Su  disposizione  della  Procura  della  Repubblica di Salerno,  la  Guardia  di  Finanza di Salerno  ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, fino alla concorrenza di 42 milioni di euro, a firma del GIP del Tribunale di Salerno, nei confronti di tre indagati impegnati nella distribuzione di carburante nel Sud  Italia, che tra il 2013 ed il 2017 hanno acquistato circa 60 milioni di litri di gasolio, soggetto ad un regime di tassazione agevolata, destinato poi ad usi diversi rispetto a quelli riconosciuti ai fini dell'abbattimento dell'imposta.

Il provvedimento è stato adottato al termine di una veriftca fiscale, condotta dai Finanzieri di Eboli, diretti dal cap. Manuel Carbonara, nei confronti di una società con sede ad Altavilla Silentina operante nel commercio di carburanti. L'analisi dei movimenti bancari e l'incrocio delle informazioni acquisite dai fornitori e dai clienti della società ha consentito di accertare che il gasolio per uso agricolo veniva venduto ad automobilisti e camionisti. Il gasolio in agricoltura gode di una riduzione dell'accisa nella misura del 61% dell'aliquota prevista per quello per autotrazione. Il prezzo finale risulta di conseguenza inferiore di circa 1 euro al litro rispetto a quello praticato dai distributori stradali. Per questo motivo sono imposti dei limiti alla commercializzazione del prodotto, che non può essere destinato ad un uso diverso da quello "agricolo". Alla luce delle risultanze investigative segnalate a questa Procura, il gip alla sede ha disposto il sequestro preventivo nei confronti di 3 persone fisiche, ritenute responsabili del meccanismo di frode, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente per un valore complessivo fino alla concorrenza di 42,6 milioni di euro. Ad oggi i Finanzieri hanno dunque  provveduto a bloccare conti correnti dei responsabili, 10 veicoli e 7 immobili, per un valore stimato pari a circa 800mila euro, tutti beni riconducibili ai tre indagati, gravemente indiziati dei reati di dichiarazione infedele, occultamento delle scritture contabili e sottrazione fraudolenta al pagamento dell'accisa sugli oli minerali.

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