Editoriale - Ciao, Taralluccio

Un chiacchierone un po’ guascone, spesso sgrammaticato, sempre pronto a farsi rispettare. Lorenzo Tarallo era così. Un uomo di sinistra, semplice quanto appassionato, che nel suo modo di fare politica ci metteva fervore e sempre la faccia. Lo vedevi ad ogni angolo di strada, a parlare con la gente. Era lì, Lorenzo. Dalla parte dei disagiati, dei poveri, delle famiglie in difficoltà che a lui chiedevano aiuto. Era un politico del popolo, che girava e rigirava come una trottola, per le vie di Capaccio, a bordo della sua Nissan nera, sempre con il telefonino attaccato all’orecchio. Amava stare in mezzo, per sentire la voce della “sua” città. Tante battaglie, al Comune come al Consorzio. Sempre al fianco di Pasquale Marino, suo sindaco e mentore, di cui sperava un giorno, volando con la fantasia, di diventarne il naturale erede politico. Ma anche tanti errori, tanti problemi, tante situazioni da sbrogliare a fine mese come tutti i cittadini “normali”, di cui si sentiva, orgogliosamente, il portabandiera. Lorenzo ha avuto in mano il potere e lo ha gestito a modo suo, spesso con una spocchia che non gli era congeniale, facendo del bene ma anche attirandosi inimicizie ed antipatie. Di sbagli ne ha fatti, tanti, sovente arrogandosi compiti superiori alla sua "statura". Ma, di sicuro, Lorenzo non si è arricchito con la politica. Ha tirato a campare, dando e prendendo tutto ciò che ha potuto ed oltre, ma sempre con coerenza di partito, sempre a sinistra. Nel bene e nel male. Negli ultimi mesi, era molto triste e deluso. Tante, troppe le “porte in faccia” ricevute da coloro i quali avevano condiviso, con lui, i “tempi belli”. Nessuno più lo voleva, come se fosse l’unico responsabile di uno sfacelo amministrativo a cui tanti, invece, hanno contribuito, eccome. Non la capiva, non l’accettava Lorenzo l’etichetta di capro espiatorio di quella malapolitica che sgorga da ogni angolo del nostro comune. Questo ha graffiato il suo cuore e rigato i suoi occhi, che non vedevano più amici. Sapeva benissimo di aver commesso tanti sbagli e che, alla fine, avrebbe dovuto pagare il conto politico. Ma gli amici sono amici, non dimenticano i “tempi belli” e non ti abbandonano nei momenti di difficoltà. Qualcuno, invece, l’ha fatto. Ora Lorenzo se n’è andato. Non c’è spazio per l’ipocrisia, nemmeno per i rimpianti. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. La politica non è fatta solo di sordi santoni in giacca e cravatta rinchiusi nei palazzoni, ma anche di populisti dal linguaggio grezzo che combattono ogni giorno tra la gente comune per tirare avanti. Lorenzo era uno di questi. Ciao Taralluccio.

Alfonso Stile

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