SENTENZA DEL TAR DOPO 5 ANNI

Capaccio, Sprar a Licinella: legittima chiusura voluta dall'ex sindaco Voza

Alfonso Stile
18 novembre 2020 08:50

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CAPACCIO PAESTUM. Legittima la chiusura del centro Sprar allestito nell’ex hotel ‘Engel’ in località Liciniella voluta nel 2015 dall’ex sindaco di Capaccio Paestum, Italo Voza. Dopo 5 anni, infatti, il Tar di Salerno ha respinto il ricorso presentato dall’imprenditore Alessandro Forlenza, che all’epoca dei fatti finì nella bufera per presunte minacce ai migranti perpetrate nel tempo, finanche con una pistola come alcuni di essi riferirono alla Digos, nonché per l’intervento social del deputato PD, Khalid Chaouki, il quale filmò le rimostranze degli extracomunitari catapultando il caso all’attenzione delle cronache nazionali, e del sindacalista Anselmo Botte, poi denunciati dallo stesso Forlenza per diffamazione e danni d’immagine. Erano in tutto 35, per lo più di nazionalità afgana e pakistana, gli immigrati ospitati nell'ex albergo trasformato in centro d'accoglienza: per i giudici del tribunale amministrativo regionale, presieduto dal magistrato Francesco Riccio, si generò “una situazione di tensione tra ospiti e gestori, comprovata dalle dichiarazioni rese dai rifugiati nel corso del sopralluogo presso la struttura, tanto che una delegazione si recò in municipio per rappresentare la situazione”. Sulla base di ciò poggia sostanzialmente il legittimo fondamento del provvedimento assunto poi da Voza, il quale dispose l'immediato trasferimento presso altri centri degli ospiti anche in ragione della “minaccia all’ordine pubblico”, si legge nella sentenza del Tar, che la loro protesta poteva rappresentare in quel momento nella comunità locale.

Era il gennaio del 2015 quando il Comune di Capaccio Paestum revocò il progetto SPRAR di tutela, accoglienza ed integrazione a favore dei rifugiati beneficiari di protezione umanitaria e richiedenti asilo nella struttura sulla costa: con apposita delibera, la Giunta impose la chiusura alla società Engel Italia srl ed all'Associazione Engel for Life, gestite da Forlenza, “alla luce di inadempienze ai dettami del progetto, delle lamentele più volte avanzate dagli stranieri ospitati all’interno della struttura di accoglienza e, non ultimo, i gravi episodi verificatisi lo scorso dicembre con i rifugiati che avevano dichiarato di essere continuamente minacciati e di avere paura di continuare e rimanere nel centro Sprar”. Un provvedimento per il quale lo stesso Forlenza chiese un maxi risarcimento, di contro l’ente civico notificò la rendicontazione delle somme non utilizzate per il progetto Sprar, in violazione dei vincoli del progetto che prese il via, all’inizio del 2014, a seguito di uno schema di convenzione tra il Comune di Capaccio Paestum, la Engel Italia srl e l’associazione Engel For Life.

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