L'opinione - Ristorante Nettuno: lettera aperta all'on. Barbato

On. Barbato,

l’iniziativa del Question Time n. 5-07768 della VI Commissione Finanze, con la quale Ella aveva chiesto di verificare la regolarità delle proprietà del sindaco di Capaccio, Italo Voza, all’interno dell’area archeologica vincolata di Paestum, in via di principio è senz’altro meritoria come lo sono tutte le iniziative finalizzate ad affermare la legalità e, nel caso specifico, la tutela di un bene archeologico Patrimonio dell’Umanità. Detto questo, mi sia consentito di fare alcune osservazioni e di avanzare alcuni dubbi. L’iniziativa, isolata e riferita soltanto a un’attività e a una situazione riconducibili all’attuale Sindaco, può apparire o dare motivo di scelte individualmente mirate o politicamente finalizzate. Un po’ come poteva apparire, a suo tempo, l’azione giudiziaria del fondatore del suo partito nei confronti di Bettino Craxi e della DC di Andreotti e Forlani. In un’area in cui un’identica iniziativa parlamentare può essere rivolta a qualche centinaia di analoghe situazioni per le quali sussistono gli stessi dubbi, le stesse esigenze di conoscere la reale posizione giuridica e le medesime domande sulla legittimità di proprietà o di esercizio di attività, nonché di compatibilità con la natura e la normativa di tutela del luogo, come mai la sua interrogazione è stata rivolta a un singolo caso che, guarda caso, fa riferimento al Capo dell’Amministrazione comunale e soltanto dopo che lo stesso sia stato eletto a tale carica? Mi sembra che la Sua carica istituzionale e la sua attività politica - o quella dell’eventuale suggeritore locale di turno - risalgano a qualche tempo fa, un tempo abbastanza lungo da consentire di riflettere e articolare nei termini generali ed erga omnes le sue valutazioni, le sue preoccupazioni, i suoi dubbi e le sue richieste di chiarezza e legalità. Perché la sua iniziativa possa veramente ritenersi meritoria e rivolta a tutelare un bene unico al mondo e non a evidenziare un caso singolo, seppur riferito a una persolalità pubblica e di rilievo, mi aspetto che la Sua azione non sia limitata e circoscritta ma ampia, extramuraria ed estesa a tutto il territorio, che si caratterizza per una varietà e molteplicità di abusivismo e violazione delle norme, e sia finalizzata a dare a tutta l’area tutela, salvaguardia e soprattutto il miglioramento delle condizioni di godibilità, ripristinando - se ve ne fosse bisogno - la legalità e la legittimità delle presenze, vecchie o nuove che siano, in tutta l’area archeologica, in particolare “interrogando” la Sovrintendenza di quali e quante aurorizzazioni abbia dato e se quelle autorizzazioni, sia di uso, sia di modifica, sia di restauro sia di ampliamento, siano rispettose dell’art. 20 D.L. 42 del 22 gennaio 2004 che vieta che i beni culturali vengano “adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione” e dell’art. 30 stesso decreto che recita “I privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione”. Laddove per conservazione non s’intendono di certo le modifiche, gli ampliamenti e la perdità d’identità e tipologia storico-architettonico.

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