SALERNO. In un momento storico nel quale la giustizia minorile viene spesso raccontata attraverso le sue vicende più dolorose — famiglie divise, responsabilità genitoriale limitata, bambini allontanati — da Salerno arriva una storia diversa. Una storia che restituisce anche un messaggio di speranza: l’intervento della giustizia può servire non soltanto a proteggere un minore da una situazione di difficoltà, ma anche ad accompagnare una famiglia fino al recupero del proprio equilibrio. Con sentenza pubblicata il 24 settembre 2026, il Tribunale per i Minorenni di Salerno ha rigettato la richiesta del Pubblico Ministero di adottare prescrizioni nei confronti di due genitori e ha disposto la chiusura del procedimento, riconoscendo che la situazione familiare attuale è "del tutto diversa" rispetto a quella che ne aveva determinato l’apertura e definendo oggi il sistema familiare "coeso e sereno". Una conclusione tutt’altro che scontata. Il procedimento era nato durante una profonda crisi coniugale, accompagnata da una crescente conflittualità tra gli adulti e nei rapporti con la famiglia allargata. Una situazione che aveva fatto temere possibili ripercussioni sulla serenità dei figli minori e aveva determinato prima l’intervento dei Servizi sociali e poi quello della Procura minorile. Da quel momento, però, qualcosa è cambiato. I genitori hanno definito consensualmente la loro separazione, continuando a garantire ai figli la presenza di entrambi. È stato intrapreso spontaneamente un percorso psicoterapeutico, i rapporti familiari si sono progressivamente rasserenati e i Servizi sociali hanno seguito nel tempo l’evoluzione del nucleo. La madre è stata assistita dall’avv. Alvaro Tortora, del Foro di Vallo della Lucania, con studio in Castellabate, mentre il padre dall’avv. Giuseppe Fina, del Foro di Lagonegro, con studio in Sala Consilina. E proprio il modo in cui le difese hanno affrontato il procedimento rappresenta uno degli aspetti più significativi della vicenda. "È stato fondamentale anche il modo in cui entrambe le difese hanno affrontato la vicenda - osserva l’avv. Tortora - Pur rappresentando interessi e posizioni differenti, abbiamo saputo evitare che il procedimento minorile diventasse l’ennesimo terreno di scontro tra gli adulti. Ciascun avvocato ha tutelato il proprio assistito, ma tutti abbiamo compreso che esisteva un interesse più grande: quello dei figli; e, quando al centro ci sono bambini, non alimentare il conflitto diventa la prima forma di tutela". Nella stessa direzione hanno operato i Servizi sociali, accompagnando e verificando nel tempo l’evoluzione del nucleo e mantenendo al centro il benessere dei minori. Avvocati e operatori sociali, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, hanno così contribuito a ricondurre verso la normalità una situazione che, nella sua fase iniziale, appariva avviata verso una progressiva esasperazione. Ed è proprio il risultato di questo lavoro, insieme giuridico, sociale e familiare, che il Tribunale ha saputo cogliere e valorizzare nella decisione finale. La decisione, affidata al giudice relatore dott.ssa Giancarla D’Avino, non cristallizza infatti la famiglia nel momento peggiore della propria storia. Guarda ciò che è accaduto dopo: il superamento degli episodi conflittuali, la separazione consensuale, il percorso personale intrapreso, il mantenimento dei rapporti dei figli con entrambi i genitori e con le rispettive famiglie. Da qui la conclusione: non vi è più necessità né spazio per l’attivazione di percorsi nei confronti dei genitori.
La richiesta del P.M. viene quindi rigettata e il procedimento chiuso. Ai Servizi sociali rimane l’ordinario monitoraggio del nucleo, con l’eventuale segnalazione alla Procura soltanto qualora dovessero emergere nuove criticità tali da rendere necessario un nuovo intervento. Una decisione che restituisce un’immagine diversa e forse meno raccontata della giustizia minorile: non soltanto un’autorità chiamata a intervenire quando una famiglia non riesce più a proteggere i propri figli, ma un’istituzione capace anche di riconoscere il cambiamento e di comprendere quando il proprio intervento non è più necessario. "È questo l’aspetto più bello della vicenda. - continua l’avv. Tortora - Come difesa non dovevamo dimostrare che il passato non fosse mai esistito. Dovevamo dimostrare che quella situazione era stata compresa, affrontata e superata. Il Tribunale ha avuto, a mio avviso, la sensibilità e la saggezza di non giudicare questa famiglia soltanto per ciò che era stata nel momento più difficile, ma per ciò che era riuscita a diventare". La coppia non è tornata insieme. Ma questo non significa che la famiglia sia scomparsa. La coppia coniugale non si è ricostituita. Si è ricostruita, però, una famiglia intorno ai figli.
Genitori separati che continuano ad essere genitori. Affetti familiari che vengono preservati. Avvocati che scelgono di non alimentare una guerra. Assistenti sociali che accompagnano il cambiamento. E un giudice che, una volta accertato il venir meno delle ragioni dell’intervento, riconosce alla famiglia la possibilità di proseguire il proprio cammino. È forse questo il messaggio più forte che arriva da Salerno: anche da una crisi profonda si può tornare indietro. Anche quando i rapporti tra gli adulti sembrano compromessi, è possibile ricostruire intorno ai figli uno spazio di rispetto, responsabilità e serenità. "Proteggere un bambino non significa necessariamente separarlo dagli affetti che lo circondano - conclude Tortora - A volte è indispensabile intervenire con fermezza. Altre volte la tutela consiste nell’aiutare gli adulti a comprendere i propri errori e a rimettere i figli al centro. In questo procedimento nessuno ha vinto contro qualcuno. Non ha vinto una madre, non ha vinto un padre e non hanno vinto gli avvocati. Se c’è una vittoria da raccontare, è quella di due bambini che possono continuare a crescere con la propria famiglia intorno. Questa volta hanno vinto loro".