INTERROGATORIO DI GARANZIA

Capaccio, D’Angelo respinge accuse e documenta rottura con Alfieri

Alfonso Stile
24 novembre 2021 18:16

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CAPACCIO PAESTUM. Indagine sulle presunte mazzette offerte a consiglieri e tecnici comunali di Capaccio Paestum per sfiduciare il sindaco, Franco Palumbo, ed accaparrarsi appalti pubblici da milioni di euro. È durato quasi 4 ore l’interrogatorio di garanzia di Roberto D’Angelo, indagato per istigazione alla corruzione e turbata libertà degli incanti. Assistito dall’avv. Cecchino Cacciatore, l’imprenditore di Roccadaspide e coordinatore capaccese di Italia Viva, finito al centro dell’indagine condotta dal pm Francesca Saccone, ha risposto alle domande degli inquirenti, chiarendo la propria posizione in ordine ai reati contestati in due capi d’imputazione, in particolare quelli con l’ipotizzato concorso dei sei consiglieri comunali dissidenti dell’epoca, ovvero Nino Pagano, Francesco Petraglia, Fernando Maria Mucciolo, Nellina Montechiaro, Angelo Merola e Pasquale Accarino, per i quali la Procura ha già presentato Appello al Riesame per l’applicazione delle misure cautelari richieste a loro carico, rigettate dal gip Francesco Guerra. 

“L’approccio del mio assistito è stato costruttivo quanto energico nel rappresentare, anche con prove documentali, la totale estraneità rispetto ai fatti contestati - spiega l’avv. Cacciatore a StileTV - un atteggiamento apprezzato anche dal gip. Abbiamo ancora qualche giorno per valutare bene un eventuale ricorso in sede di Riesame, ma non escludo la possibilità di chiedere la revoca delle misure cautelari”.

In sintesi, D’Angelo ha respinto con forza le accuse di aver promesso o elargito mazzette ad amministratori e funzionari per meri scopi affaristici, in netto contrasto dunque rispetto a quanto sostenuto principalmente dall’allora consigliere Giovanni Cirone, suo principale accusatore. Per quanto riguarda i presunti rapporti ancora in essere con l’Amministrazione comunale retta dal sindaco, Franco Alfieri (che hanno indotto il gip ad applicare la misura restrittiva ipotizzando il pericolo di recidiva dell'indagato), D’Angelo ha presentato, invece, dei video con estratti del Consiglio comunale di Capaccio Paestum per evidenziare agli inquirenti la conclamata rottura con lo stesso Alfieri, testimoniata dalle dichiarazioni pubbliche del primo cittadino, il quale, nel corso di un’assise civica a fine 2020, ammise di aver subito un tentativo di sfiducia, poi fallito, alludendo ai possibili artefici pur senza fare nomi. 

Nell’udienza, fissata per il 6 dicembre prossimo, per discutere l’appello della Procura, è presumibile che venga dunque esaminata anche la richiesta di revoca dei domiciliari del difensore di D’Angelo, in opposizione alla custodia in carcere ribadita dal pm.

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