IN PRIMO GRADO

Capaccio, spari a Ferrigno per controllare mercato ittico di Salerno: tutti assolti

Alfonso Stile
26 novembre 2021 10:06

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CAPACCIO PAESTUM. Agguato all’imprenditore Augusto Ferrigno, titolare della nota pescheria ‘Marechiaro’ di Capaccio Paestum, per il controllo del mercato ittico di Salerno. I giudici della Seconda sezione del Tribunale di Salerno hanno assolto “per non aver commesso il fatto” gli imputati Gianni Mauro, Biagio Lammardo, Donato Cataldo e Massimo Squillante. Le motivazioni arriveranno entro 90 giorni, ma si tratta di una sentenza di primo grado che, ad oggi, lascia senza volto gli autori degli inquietanti spari al suv di Ferrigno (nella foto). Il solo Mauro e due militari dell'Arma, invece, sono stati condannati per le 'soffiate' ricevute dai carabinieri coinvolti.

L’AGGUATO, LE ACCUSE E L’ASSOLUZIONE – I fatti risalgono al dicembre del 2017, allorquando Ferrigno, quasi nell’immediatezza dei fatti, rappresentava alla Polizia Giudiziaria di essere stato attinto da colpi di arma da fuoco mentre si recava da Capaccio Paestum al mercato ittico di Salerno, alla guida della propria Audi Q7, nei pressi della rotonda di Campolongo, sulla litoranea.

In seguito ad una lunga attività d’indagine, venivano individuati e sottoposti a misure cautelari (arresti domiciliari) quattro soggetti. In primis il presunto ‘mandante’, l’imprenditore capaccese Gianni Mauro, titolare di un banco ittico concorrente a Salerno. Secondo le ipotesi investigative, intenzionato ad assicurarsi il monopolio nel mercato di Via Mecio Cracco, Mauro avrebbe assoldato il commando punitivo per intimorire il rivale in affari, ovvero: Biagio Lammardo di Sala Consilina e Donato Cataldo di Sarno, presunti autori materiali dell’agguato, e Massimo Squillante di Sarno, presunto fornitore delle armi. All'esito delle perquisizioni domiciliari, effettuate presso le abitazioni degli indagati, vennero rinvenuti e sequestrati due fucili a pompa cal. 12 ed una pistola cal. 9x21, con le matricole abrase e relative munizionamento. Pesanti le accuse mosse nei loro confronti, ovvero quelle di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, nonché detenzione e porto abusivo in luogo pubblico di arma da sparo.

“Nell’intera vicenda - spiega l’avv. Nicola Pellegrino, difensore del Lammardo - ho potuto constatare la dignità e la correttezza con cui il Lammardo ha affrontato la drammatica esperienza giudiziaria.  Non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche e si è sempre estraniato dalle polemiche, decidendo di difendersi nelle sedi opportune, come sempre dovrebbe essere. È stato un processo lungo ed estremamente complesso e, proprio per questo, professionalmente stimolante. La sentenza restituisce ad un ragazzo serio ed onesto la serenità che merita. Lo scandalo di quella che venne definita ‘ombra della camorra’ al mercato ittico di Salerno sottopose alla gogna mediatica il Lammardo e gli altri coimputati. Purtroppo occorre constatare, ancora una volta, che le notizie di cronaca giudiziaria spesso vengono strumentalizzate e rimangono incuranti delle sofferenze di chi ne è suo malgrado protagonista.  Per questo, oggi, esprimiamo grande soddisfazione per il risultato ottenuto. Bisogna continuare a nutrire fiducia nella giustizia e nel suo corso. La sentenza del Tribunale di Salerno – conclude il legale insieme all’avv. Luigi Arnone - ha consentito di ritrovare la fiducia nel sistema giudiziario”.

LE CONDANNE PER GLI ALTRI CAPI D’IMPUTAZIONE - Nell’ambito della medesima inchiesta, emerse il coinvolgimento anche di due carabinieri, i quali, secondo l’accusa, avrebbero fornito informazioni riservate al Mauro. Ad inchiodarli numerose intercettazioni, eseguite sulle rispettive utenze telefoniche, dalle quali sono emerse le ‘soffiate’ dell’appuntato scelto G.G. in servizio presso il Comando provinciale dell’Arma, e A.D.V. del Nas di Salerno, il quale avrebbe anche sollecitato controlli a sorpresa pilotati presso la pescheria ‘Marechiaro’ per mettere in difficoltà l’attività ‘rivale’ gestita da Ferrigno. Per tale filone d’indagine, il Tribunale ha ritenuto responsabili i due militari dell’Arma, comminando una condanna di 7 mesi di reclusione per il primo e di 1 anno per l’altro: in concorso, condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione anche Gianni Mauro. Insieme dovranno risarcire il Ferrigno con la somma di 4.050 euro oltre alle spese legali.

A StileTV, all’epoca dei fatti, lo stesso Ferrigno spontaneamente spiegò l’accaduto, in attesa degli sviluppi processuali della vicenda: “Fu una notte terribile, mi hanno sparato solo perché rappresento un concorrente onesto e scomodo, ma ho sempre confidato nella giustizia e negli investigatori; ho subito danni morali, psicologici e materiali, così come la mia famiglia, di concerto con i nostri avvocati mi costituirò parte civile nel processo, ma annuncio che devolverò tutto in beneficenza ad associazioni benefiche”.

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