CASTELLABATE. “Forse è un canto di Sirene – Tra miti e megaliti”: l'inaugurazione dell’attesa mostra d'arte del fotografo romano Ottavio Celestino, sabato 2 maggio (alle 18), darà il via alla rassegna estiva di Giacaranda, “rifugio dell'anima” incastonato - a San Marco di Castellabate - tra le colline del Cilento e il mare. A tenere le fila della serata, Barbara Rossi Prudente, sceneggiatrice e regista, nonché docente di Tecnologie multimediali, che – tra gli altri riconoscimenti – può vantare il Premio Solinas per la migliore sceneggiatura con “Esterno sera” e il David di Donatello con “Sole” (miglior cortometraggio). Ospite dell’evento, Laura Valente, musicologa e manager specialista nelle performing arts che – solo per citare uno dei suoi più recenti impegni – ha curato in qualità di direttrice artistica il progetto “Napoli 2500” (le celebrazioni per il 2500° compleanno della città partenopea). Tornando al lavoro visivo e concettuale di Celestino, alla cui mostra ha lavorato Fabrizio Pizzuto, il Cilento si presta particolarmente all’iniziativa come un punto di intensità. Non è solo uno sfondo, ma un luogo che concentra e rende visibile la giusta tensione: presenza dei megaliti, sedimentazioni, stratificazione di riti più o meno sacri o propiziatori, costruiscono una condizione in cui la storia non si limita a essere raccontata ma permane, insiste. La ricerca dell’artista capitolino, infatti, da anni attraversa e analizza la storia, costruisce una continuità costante tra natura, miti e presenza umana. Radici, terre, rocce diventano segni ricorrenti di un lavoro che si muove in una dimensione simbolica, dove la ripetizione e la sovrapposizione di singoli elementi producono uno slittamento di senso. In questo processo, l’accostamento costruisce un atlante di forme, di immagini distanti che si richiamano e si trasformano, assumendo un valore che possiamo definire archetipico.