Economia
L'OPINIONE
L'OPINIONE
Conflitto in Iran, pedaggi alle petroliere. De Rosa: "Hormuz, il casello del mondo"
Comunicato Stampa
10 aprile 2026 08:52
Eye
  202

SALERNO. L’Iran impone pedaggi in Bitcoin alle petroliere. Chi controlla lo Stretto di Hormuz controlla il prezzo dell’energia globale. "Il conflitto ha cambiato le regole del gioco" commenta il cavaliere Domenico De Rosa.

Cavaliere, Lei segue da anni le dinamiche energetiche europee. Cosa rappresenta questa mossa dell’Iran sul piano strategico? "Rappresenta qualcosa di molto più grande di un pedaggio. L’Iran ha imposto un protocollo per cui ogni nave deve comunicare via email il proprio carico alle autorità di Teheran, attendere una valutazione, e poi pagare in Bitcoin entro pochi secondi dall’autorizzazione. Questo non è un sistema doganale, è un sistema di controllo. Chi gestisce il flusso delle informazioni e il tempo di risposta, gestisce di fatto chi passa e chi no. Il pedaggio è lo strumento, il potere sullo stretto è l’obiettivo".

Due milioni di dollari per ogni petroliera carica. È un costo che il mercato può assorbire? "Una petroliera di grandi dimensioni trasporta in media due milioni di barili, quindi il conto finale si avvicina ai due milioni di dollari a traversata. Il costo in sé è sostenibile per una VLCC che porta un carico da centinaia di milioni di dollari. Il problema non è il pedaggio, è l’incertezza operativa. Maersk, seconda compagnia di navigazione al mondo, ha dichiarato di star lavorando con urgenza per capire le condizioni, precisando che la tregua crea opportunità di transito ma non ancora certezza marittima. Quando Maersk aspetta e non si muove, il mercato lo legge come segnale di rischio elevato. E il rischio si paga sul prezzo del greggio, non sul bilancio dell’armatore".

L’uso del Bitcoin non è un dettaglio secondario. Perché Teheran ha scelto questa strada? "È una scelta razionale in un contesto di sanzioni pesantissime. Il pagamento in Bitcoin serve a garantire che i fondi non possano essere tracciati né congelati a causa delle sanzioni internazionali. Prima di questo annuncio, alcune navi avevano già attraversato lo stretto pagando in yuan cinese. Con il Bitcoin, l’Iran fa un passo ulteriore: si sgancia completamente dal sistema finanziario occidentale, incluso quello cinese. Gli esperti di blockchain sottolineano che questa mossa si inserisce perfettamente nelle reti commerciali già esistenti con cui l’Iran aggira le sanzioni da anni, reti documentate per centinaia di milioni di dollari di transazioni. Non è improvvisazione, è evoluzione di un sistema già rodato".

Per la logistica europea e per un operatore come SMET, cosa cambia concretamente? "Cambia il costo del diesel domani mattina. Prima del conflitto, attraverso lo Stretto di Hormuz transitava circa un quinto della produzione globale di petrolio e gas naturale liquefatto. Ogni ora in cui quello stretto funziona a singhiozzo, con navi che aspettano autorizzazioni e pagano pedaggi, è un’ora in cui la pressione sui prezzi energetici sale. Per un’azienda di trasporto stradale, con flotte alimentate a gasolio, ogni punto percentuale sul costo del carburante si traduce in margini compressi. E noi non abbiamo il lusso di trasferire quei costi in tempo reale ai nostri clienti".

L’Arabia Saudita ha già protestato. Quanto è solida la posizione iraniana? "Riad ha dichiarato che consentire all’Iran qualsiasi forma di controllo sullo stretto significherebbe superare una linea rossa, e ha ribadito che la priorità deve essere l’accesso senza ostacoli. Ma protestare è facile. La realtà geografica è che lo stretto è bordato dalla costa iraniana a nord, ed è quella la rotta che Teheran sta imponendo alle navi. Il Financial Times segnala che questa situazione potrebbe alterare in modo strutturale gli equilibri interni all’OPEC+, consegnando a Teheran un potenziale diritto di veto sulle esportazioni dei Paesi rivali. È un cambiamento di potere reale, non simbolico".

Lei ha scritto molto di “lockdown energetico” come rischio sistemico per l’Europa. Siamo vicini a quel punto? "Siamo dentro una fase di test. L’Iran sta misurando quanto il mercato regge, quanto gli Stati del Golfo protestano senza agire, quanto l’Occidente è disposto a tollerare prima di reagire. Allo stato attuale nessuna nave ha ancora pagato il pedaggio in Bitcoin, perché lo stretto è stato nuovamente chiuso dopo gli attacchi israeliani in Libano. Ma il meccanismo è stato annunciato, reso pubblico, codificato. Questo vuol dire che la prossima volta che Hormuz si riapre, quel sistema è lì pronto. L’Europa deve smettere di ragionare per emergenze e iniziare a costruire alternative strutturali. Diversificazione delle rotte, diversificazione delle fonti, riduzione della dipendenza dai passaggi obbligati".



Logo stiletvhd canale78
Immagine app 78
SCARICA
L’APP