ROMA. Il Cavaliere Domenico De Rosa tra i protagonisti dell’Innovation Cybersecurity Summit 2026 di Roma. Il noto imprenditore salernitano, CEO del Gruppo Smet, è stato premiato (nella foto) come voce d’impresa e visione strategica in un contesto di altissimo profilo. Relatore qualificato in uno dei più rilevanti appuntamenti italiani dedicati alla cybersicurezza, De Rosa riflette sul valore del riconoscimento ricevuto, sulla centralità della sicurezza digitale per il sistema economico e sulla necessità di una nuova alleanza tra istituzioni, impresa e competenze.
Cavaliere, che significato ha avuto per lei prendere parte all’Innovation Cybersecurity Summit 2026 come relatore e ricevere un riconoscimento così prestigioso? "Ha avuto un significato molto rilevante, umano e professionale insieme. Partecipare come relatore a un appuntamento di questo livello ha rappresentato per me un’occasione importante di confronto su un tema che oggi non può più essere considerato settoriale o confinato a una dimensione tecnica. Ricevere poi l’Innovation Cybersecurity Award 2026 nello stesso contesto ha accresciuto ulteriormente il valore di quella giornata, perché si è trattato di un riconoscimento maturato davanti a una platea di altissimo profilo istituzionale, manageriale e specialistico".
Quanto conta, per il valore del premio, il livello della platea e delle competenze presenti al Summit? "Conta moltissimo. I premi hanno un peso anche in base al contesto in cui vengono conferiti. Quando un riconoscimento arriva all’interno di un appuntamento che riunisce rappresentanti delle istituzioni, del mondo delle imprese, dell’innovazione e delle competenze più autorevoli del panorama nazionale e internazionale, quel premio assume un significato ancora più forte. Non è soltanto una soddisfazione personale. È anche un segnale di stima che nasce in un ambiente qualificato, serio, selettivo".
Lei ha parlato di cybersicurezza come tema che riguarda direttamente la vita economica del Paese. Perché? "Perché oggi la cybersicurezza coincide sempre di più con la capacità di un sistema di restare in piedi, di difendere la propria continuità operativa e di proteggere le sue infrastrutture decisive. Non parliamo più soltanto di reti informatiche o di dati sensibili. Parliamo di economia reale, di trasporti, di logistica, di energia, di filiere industriali, di pubblica amministrazione, di servizi essenziali. In altre parole, parliamo della tenuta quotidiana di una nazione moderna".
Quindi la sicurezza digitale non è più una materia da specialisti... "Esattamente. È un grande errore continuare a leggerla come un tema per addetti ai lavori. Oggi la sicurezza digitale è una questione di competitività, di sovranità, di affidabilità del sistema. Un’impresa che non protegge i propri processi, i propri dati e le proprie connessioni non è semplicemente più esposta. È più fragile. E un Paese che non presidia queste dimensioni diventa inevitabilmente più vulnerabile sul piano economico e istituzionale".
Da imprenditore, quale messaggio ha voluto portare nel suo intervento? "Ho voluto portare un messaggio molto concreto. La tecnologia, da sola, non basta. Servono organizzazioni solide, cultura manageriale, disciplina operativa, persone formate e una visione capace di collegare sicurezza, continuità industriale e responsabilità decisionale. Il rischio cyber non è più un rischio teorico. È un rischio operativo, reputazionale, economico e strategico. Le imprese devono assumerne piena consapevolezza".
Il suo intervento ha avuto anche una forte impronta sistemica. È questo oggi il vero nodo? "Sì, perché il punto centrale è proprio questo. Non esistono più compartimenti stagni. Logistica, dati, energia, infrastrutture, trasporti e reti sono ormai parte dello stesso perimetro di sicurezza. Chi continua a ragionare per silos non ha capito che la vulnerabilità di un nodo può rapidamente trasferirsi all’intero sistema. La vera sfida è governare l’interdipendenza".
Cavaliere, che valore ha avuto per lei ricevere questo riconoscimento da ANGI in una manifestazione così autorevole? "Ha avuto un valore molto alto e lo dico con sincerità. Mi ha fatto piacere per la qualità del contesto, per il livello degli interlocutori presenti e per il significato del tema trattato. Quando un riconoscimento arriva in una sede tanto qualificata, non lo si vive solo come un premio. Lo si vive come una responsabilità ulteriore, come una conferma del fatto che su certi temi serve continuare a esporsi, a studiare, a contribuire al dibattito con serietà".
Vuole rivolgere un pensiero agli organizzatori? "Certamente. Desidero ringraziare ANGI e il Presidente Gabriele Ferrieri per questo riconoscimento e per la qualità di un’iniziativa che si è distinta per livello, visione e capacità di mettere insieme mondi diversi ma complementari. Rivolgo inoltre un apprezzamento a Ylenia Totino per l’eleganza e il valore della sua presenza in una giornata così significativa".
Cosa porta con sé, alla fine di questa esperienza? "Un sentimento di orgoglio autentico, ma anche una convinzione ancora più netta. L’Italia ha bisogno di una grande alleanza tra competenze, istituzioni e impresa per affrontare con lucidità la sfida della sicurezza digitale. Non è un tema del futuro. È una priorità del presente. E chi ha responsabilità pubbliche, imprenditoriali o manageriali ha il dovere di affrontarla con serietà, visione e senso dello Stato".
In una frase, qual è il messaggio che lascia dopo questa partecipazione? "Che la cybersicurezza non protegge soltanto i sistemi. Protegge la credibilità, la continuità e la forza di una nazione".