Economia
L'OPINIONE
L'OPINIONE
Economia del mare, De Rosa: "La sfida che può cambiare il Mezzogiorno"
Redazione
10 luglio 2026 09:12
Eye
  166

SALERNO. Salerno quarta, in Italia, per numero di imprese della Blue Economy. Domenico De Rosa, CEO del Gruppo Smet, sostiene che portualità, logistica e intermodalità possono trasformare il Mezzogiorno nella piattaforma strategica dell’Europa nel Mediterraneo.

Economia del Mare: Salerno al quarto posto nazionale. Come interpreta questo risultato, Cavaliere? "È un risultato che va ben oltre la statistica. Salerno dimostra che il Mezzogiorno può essere protagonista nei settori ad alto valore aggiunto quando riesce a mettere a sistema infrastrutture, capacità imprenditoriale e visione strategica. Non parliamo soltanto di mare o di turismo. Parliamo di una filiera economica articolata che comprende portualità, logistica, trasporti, cantieristica, servizi, ricerca, innovazione e commercio internazionale. Il quarto posto nazionale certifica che Salerno è diventata uno dei principali poli italiani della Blue Economy".

Quali sono gli elementi che hanno favorito questa crescita? "La presenza del porto rappresenta certamente un fattore determinante, ma non sarebbe sufficiente senza un tessuto imprenditoriale dinamico e una rete di attività economiche capaci di generare valore. Salerno ha sviluppato una filiera nella quale porto, logistica, manifattura, turismo e commercio internazionale possono rafforzarsi reciprocamente. È questa integrazione a produrre competitività. I territori che riescono a collegare infrastrutture, imprese e mercati sono quelli destinati a crescere più rapidamente".

Molti considerano ancora l’economia del mare un settore secondario. È una valutazione corretta? "Assolutamente no. I numeri raccontano una realtà completamente diversa. L’Economia del Mare genera oltre 224 miliardi di euro di valore complessivo e contribuisce per più dell’11 per cento alla ricchezza nazionale. Parliamo di una delle grandi industrie italiane. Il mare significa trasporto, commercio, energia, turismo, innovazione tecnologica, sicurezza degli approvvigionamenti e connessioni internazionali. Considerarlo un settore marginale significa non comprendere come si sta trasformando l’economia globale".

Quanto conta, oggi, la posizione geografica del Mediterraneo? "Conta moltissimo e continuerà a contare sempre di più. Le tensioni geopolitiche, la riorganizzazione delle catene di fornitura e la necessità di rendere più resilienti i flussi commerciali hanno riportato il Mediterraneo al centro degli equilibri economici mondiali. L’Italia possiede una posizione straordinaria. La sfida consiste nel trasformare questo vantaggio geografico in leadership industriale, logistica e infrastrutturale".

Quale ruolo può assumere il Mezzogiorno in questo scenario? "Può assumere un ruolo decisivo. Per troppo tempo il Sud è stato considerato una periferia economica. Oggi può diventare la piattaforma strategica dell’intero continente europeo verso il Mediterraneo. Le regioni meridionali si trovano al centro delle rotte che collegano Europa, Nord Africa, Medio Oriente e Asia. Questa posizione può generare crescita, occupazione e investimenti soltanto se viene sostenuta da porti efficienti, collegamenti ferroviari moderni, terminal intermodali e politiche industriali coerenti".

Lei guida uno dei principali gruppi logistici italiani. Quale relazione esiste tra logistica ed economia del mare? "Una relazione inscindibile. Non esiste una moderna economia del mare senza una logistica efficiente. I porti non competono più come semplici luoghi di attracco. Competono come nodi di reti integrate che comprendono ferrovia, strada, interporti, terminal, piattaforme digitali e servizi avanzati. La vera competizione non si gioca soltanto sulla capacità di movimentare una nave, ma sulla velocità, sull’affidabilità e sulla sostenibilità con cui la merce raggiunge il mercato finale".

In questo sistema, quale ruolo può svolgere l’intermodalità? "L’intermodalità rappresenta la modalità di trasporto vincente. Integrare nave, ferrovia e strada significa utilizzare ogni vettore nella parte del percorso in cui è più efficiente. Il trasporto marittimo e ferroviario devono sostenere le lunghe distanze, mentre la strada deve garantire la flessibilità necessaria nel primo e nell’ultimo miglio. Questo modello consente di ridurre le emissioni, alleggerire la congestione stradale, aumentare la capacità del sistema e contenere i costi operativi. L’intermodalità non è una scelta ideologica. È una soluzione industriale fondata sull’efficienza e sulla complementarità dei diversi mezzi di trasporto".

Perché l’intermodalità non è ancora pienamente sviluppata in Italia? "Perché per molti anni abbiamo costruito infrastrutture senza una regia complessiva. Porti, ferrovie, interporti e reti stradali sono stati spesso programmati come sistemi separati. Il risultato è che disponiamo di asset importanti, ma non sempre riusciamo a farli funzionare come una rete unica. Occorre superare la frammentazione, completare i collegamenti ferroviari con i porti, aumentare la capacità dei terminal e garantire tempi certi nelle operazioni. Una politica dei trasporti seria deve premiare le soluzioni capaci di spostare quote crescenti di traffico dalla sola strada a combinazioni più efficienti tra mare, ferro e gomma.

Quali rischi intravede per il futuro del settore? "Il rischio principale è perdere velocità rispetto ai concorrenti internazionali. Spagna, Grecia, Nord Africa e Paesi del Golfo stanno investendo risorse enormi in porti, terminal intermodali, digitalizzazione e connessioni ferroviarie. L’Italia non può permettersi ritardi burocratici, infrastrutture incomplete o decisioni contraddittorie. Dobbiamo semplificare, investire e programmare con una visione di lungo periodo. Non basta avere porti competitivi. È necessario collegarli in modo efficiente ai mercati nazionali ed europei".

Quale dovrebbe essere la priorità per Salerno nei prossimi anni? "Passare da territorio eccellente a territorio leader. Le basi esistono già. Occorre rafforzare l’integrazione tra porto commerciale, rete ferroviaria, autostrade, retroporti, imprese logistiche, industria, università e sistema turistico. Salerno può diventare uno degli hub economici più rilevanti del Mediterraneo, ma deve costruire una vera piattaforma intermodale capace di servire non soltanto il territorio provinciale, ma una parte significativa del Mezzogiorno. La vera sfida è trasformare il primato numerico delle imprese in un primato di produttività, innovazione e capacità di attrarre traffici".

Se dovesse sintetizzare il significato di questi dati in una sola riflessione, Cavaliere De Rosa? "Per anni abbiamo guardato il mare come un elemento paesaggistico. Oggi dobbiamo considerarlo una delle principali infrastrutture economiche del Paese. Il porto rappresenta il punto di ingresso, ma è l’intermodalità a trasformare quel punto di ingresso in sviluppo reale. Chi saprà integrare mare, ferrovia e strada con una visione industriale avrà un vantaggio competitivo decisivo nei prossimi decenni. È questa la sfida che Salerno, il Mezzogiorno e l’Italia devono avere il coraggio di vincere".



Logo stiletvhd canale78
Immagine app 78
SCARICA
L’APP