NAPOLI. Un ennesimo capitolo di tensione arricchisce il complesso rapporto tra il presidente della SSC Napoli, Aurelio De Laurentiis, e la tifoseria organizzata partenopea. Ieri sera, nel centro della città, è apparso uno striscione firmato dal gruppo Spirito Libero dal messaggio inequivocabile: «Non puoi farci niente caro presidente, Napoli è e resterà della gente».
Alla base della contestazione c'è la proposta avanzata dal club azzurro durante la consueta riunione del Gruppo Operativo Sicurezza (GOS) — il tavolo tecnico che vede seduti SSC Napoli, Questura, Vigili del Fuoco e istituzioni locali per aggiornare il regolamento d’uso dello stadio Diego Armando Maradona. La società avrebbe infatti richiesto di vietare l'ingresso e l'esposizione di qualsiasi striscione o bandiera all'interno dell'impianto durante le gare casalinghe.
L'iniziativa, tuttavia, è stata respinta per mancanza di unanimità. Dietro la mossa della società non vi sarebbe la volontà di attuare una misura censoria verso il tifo organizzato, bensì l'intenzione commerciale di ampliare gli spazi visivi riservati ai nuovi sponsor di maglia e istituzionali. L'obiettivo del club era ricreare un dressing visivo dell'impianto analogo a quello imposto dalle direttive UEFA per le partite di Champions League, impianto estetico che verrebbe coperto dai vessilli dei gruppi ultrà.
A fare chiarezza sugli aspetti normativi della vicenda è intervenuto l'avvocato Emilio Coppola, legale da sempre vicino alle dinamiche dei gruppi organizzati. Attraverso un post diffuso sui propri canali social, il legale ha spiegato: “Puntualmente, prima dell’inizio del campionato, le parti interessate (SSC Napoli, Questura, Vigili del Fuoco, istituzioni) si siedono intorno a un tavolo e approvano tecnicamente le modifiche al regolamento d’uso dello stadio.
Questa riunione, tecnicamente definita G.O.S., ha il compito di contemperare le esigenze dei privati (la SSC Napoli) e del pubblico, permettendo di delineare le linee di sicurezza per gli eventi sportivi.
Cosa sarebbe accaduto?
La SSC Napoli avrebbe apportato una modifica al regolamento d’uso che vieterebbe l’introduzione di qualsiasi striscione o bandiera all’interno dell’impianto.
Le altre parti si sarebbero opposte fermamente a questa assurda decisione e, non avendo raggiunto l’unanimità, tale modifica non è stata apportata.
Cosa accade ora?
Si procede in deroga e quindi si applica il regolamento dello scorso campionato, che consentiva regolarmente l’ingresso di tutti gli strumenti di tifo.
Può cambiare la situazione?
Certo, le riunioni avvengono ogni volta che si disputa una partita casalinga e il Presidente, forte di qualche appoggio istituzionale, potrebbe tornare all’attacco.
Le ragioni di questa follia?
Sono ignote, ma appare chiaro ed evidente che da qualche mese sia tornato alla carica per portare a segno il suo sogno malcelato: estromettere il tifo organizzato dallo stadio.
Ad oggi è l’unica battaglia che non ha vinto, vediamo come si evolve!”
L'episodio ha riacceso il clima di diffidenza tra la piazza e la presidenza, trasformando una questione aziendale nell'ennesimo braccio di ferro identitario sulla gestione degli spazi dello stadio.