FISCIANO. Le nuove scoperte nel santuario dell’antico abitato di Caselle in Pittari, nell’entroterra del Golfo di Policastro, aprono una prospettiva di grande rilievo sulla religiosità dell’Italia preromana. Questa mattina, in Sala Stampa "B.Agnes" al campus di Fisciano, si è tenuta la Conferenza di presentazione dei rinvenimenti archeologici, emersi durante la campagna di scavo condotta dall’Università di Salerno presso l’antico abitato lucano. Le indagini, che hanno fornito significativi dati per la comprensione della religiosità italica, sono state curate da un’équipe del Laboratorio di Archeologia Classica "Mario Napoli", su concessione del Ministero della Cultura, in sinergia con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. La conferenza stampa ha visto la partecipazione, per i Saluti istituzionali, del Rettore dell'Università di Salerno Virgilio D'Antonio e della Dirigente Servizio II - Scavi e tutela del patrimonio archeologico, DGABAP del MIC Teresa Elena Cinquantaquattro.
“È un progetto cui come Ateneo siamo particolarmente legati – ha dichiarato il Rettore D’Antonio in apertura dei lavori - Quello a Caselle in Pittari è uno degli scavi simbolo della nostra scuola archeologica. Oggi presentiamo una scoperta importante che riscrive in parte quelli che sono i culti italici preromani. Ne siamo particolarmente orgogliosi” – ha concluso.
La dott.ssa Teresa Elena Cinquantaquattro ha sottolineato il valore di questa campagna: “É uno scavo che nasce attraverso una concessione che il Ministero ha rilasciato all’Università per la ricerca archeologica in questo sito, che davvero ha dato delle novità importanti dal punto di vista della storia dell’urbanistica, della cultura materiale, dell’epigrafia e delle religioni. Il corpus enorme di iscrizioni getta una luce sulla ritualità del mondo italico e sulla religione antica”.
A seguire sono intervenuti, sempre nel tavolo di apertura dei lavori, anche il Direttore del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale DiSPaC UNISA Armando Bisogno, il Sindaco del Comune di Caselle in Pittari Giampiero Nuzzo e il Direttore generale della BCC Magna Grecia Salvatore Angione, sottolineando tutti il valore del network di relazioni istituzionali che ha accompagnato l’intera campagna di scavo.
Al centro della conferenza la comunicazione dei risultati della ricerca, illustrati alla stampa dalla Soprintendente ABAP - Salerno e Avellino Anna Onesti, dalla Funzionaria Archeologa competente per il territorio Elena Russo e dal team di ricerca dell'Ateneo, Maria Luigia Rizzo, Michele Scafuro e Antonia Serritella.
“Le nuove scoperte archeologiche nell’abitato di Caselle in Pittari aprono prospettive inedite sulla religiosità dell’Italia preromana. Questo straordinario risultato nasce dalla storica sinergia tra la Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino e l’Università degli Studi di Salerno – ha dichiarato la Soprintendente Anna Onesti - Un traguardo eccezionale che affonda le radici nella lungimiranza di chi, nei decenni passati, ha saputo credere nel potenziale archeologico di questo territorio, a partire dalla Soprintendente Giuliana Tocco e dalla dott.ssa Antonella Fiammenghi, che ricordiamo con affetto. Oggi raccogliamo i frutti di quegli investimenti strategici del Ministero della Cultura, dimostrando come una storia così importante e significativa possa emergere anche da un piccolo centro delle nostre aree interne. Questo patrimonio rappresenta una leva fondamentale per il rilancio culturale ed economico di Caselle in Pittari e del nostro meraviglioso territorio”.
“Una campagna di scavo molto importante – ha continuato la prof.ssa Serritella - Il rinvenimento di alcune iscrizioni all’interno del santuario, con degli spazi molto ben definiti legati anche agli aspetti della ritualità, ci restituiscono una nuova luce sul passato. La lingua delle iscrizioni si riferisce al mondo italico. Le divinità che ritroviamo sono otto, da Cerere alle Ninfe della pioggia e della sorgente. Fino a questo momento i nomi di queste divinità si conoscevano solo attraverso la Tavola di Agnone di fine Ottocento. Averle trovate a Caselle, in un contesto in cui riusciamo a datarle e contestualizzarle in modo circoscritto, apre davvero un nuovo orizzonte di ricerca sulla complessità del mondo italico” – ha concluso.
Scheda di presentazione dei Risultati
Le indagini condotte nel 2026 dall’Università di Salerno hanno restituito strutture rituali e iscrizioni che documentano, divinità conosciute attraverso la celebre Tavola di Agnone, proveniente dal Sannio interno. Il complesso sacro, inserito nella trama urbana, si sviluppa su due terrazze. Davanti all’ambiente quadrangolare basolato della terrazza inferiore sono stati individuati un pozzo, probabilmente utilizzato nei riti, e una serie di basi di altari. Su un’ansa di brocca compaiono ANAFRISS, [P]ATANAI e [D]IUMPAIS; sul fianco di una statuetta in terracotta, forse femminile, si legge FLUUSAI. Queste testimonianze si aggiungono a KERE, riferibile a Cerere, ANTER STAT[…], riconducibile ad Anter Stata, [IU]VEIS, riferibile a Giove, e ASANAS, nome dorico di Atena. Il confronto con la Tavola di Agnone permette di cogliere le relazioni tra queste figure divine: la lamina bronzea descrive un recinto sacro di Cerere, enumera divinità e altari e prescrive sacrifici. Diumpais, accostate alle Ninfe, Anafriss, interpretate come potenze della pioggia, e Fluusa, corrispondente a Flora, sono esplicitamente associate alla sfera di Cerere. Resta discussa la funzione di Patanai. Anter Stata è un’altra presenza significativa nel santuario di Caselle: il suo nome, parzialmente conservato nell’iscrizione ANTER STAT[…], trova anch’essa riscontro nella Tavola di Agnone; interpretata da una parte degli studiosi come una divinità legata all’assistenza al parto, potrebbe indicare che alla fertilità della terra si affiancasse la protezione della nascita e della continuità della comunità. La cronologia rende il confronto particolarmente significativo: i contesti di Caselle si datano tra la fine del IV e i primi anni del III secolo a.C.; la Tavola è collocata intorno al 200–150 a.C. nell’edizione di Imagines Italicae. Seguendo questa datazione, le attestazioni lucane precedono il documento sannitico di circa un secolo o più. La loro presenza amplia quindi la geografia di culti che la documentazione finora disponibile legava soprattutto alla tradizione locale del santuario di Capracotta, contribuendo a ridefinire la storia della religiosità dei popoli italici. A Caselle il rapporto con l’acqua trova riscontro nelle strutture del santuario: oltre al pozzo, una fontana e canalizzazioni alimentate da una sorgente caratterizzano l’area sacra. Alcuni frammenti iscritti provengono da un settore nel quale si ipotizza l’esistenza di un piccolo specchio d’acqua. Questa convergenza suggerisce che l’acqua partecipasse alle pratiche rituali e che i diversi altari ospitassero culti tra loro connessi; funzioni e modalità delle cerimonie saranno precisate dal proseguimento delle ricerche. Un ulteriore elemento di rilievo è l’uso, per i teonimi confrontabili con Agnone, dell’alfabeto osco di tradizione settentrionale, di matrice etrusca, diverso dalla tradizione alfabetica greca più diffusa nell’osco della Lucania meridionale. Nomi divini e forme di scrittura suggeriscono relazioni culturali e religiose attraverso l’Appennino. Il santuario restituisce così, insieme alle divinità, gli spazi e gli oggetti del culto, offrendo nuove basi per ricostruire un patrimonio religioso molto probabilmente condiviso.
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Prossimi appuntamenti
Il 7, 8 e 9 ottobre 2026 si terrà all’Università degli Studi di Salerno il primo convegno dedicato alle ricerche archeologiche a Caselle in Pittari. L’incontro sarà l’occasione per discutere i risultati delle indagini e approfondire, anche alla luce delle nuove iscrizioni, i rituali e le funzioni.