IL 3 AGOSTO

Ascea, Velia Teatro 2015: “Anfitrione” aprirà XVIII edizione

Comunicato Stampa
31 luglio 2015 11:57

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ASCEA. Velia Teatro 2015 inizia con una “tragicommedia”. È così che lo stesso autore Plauto definì «Anfitrione», l’opera che inaugura lunedì 3 agosto (ore 21) la XVIII edizione della rassegna di teatro antico nella sede dell’acropoli del Parco Archeologico di Elea-Velia. Se la tragedia toccava l’epopea di divinità e personaggi del mito e la commedia investiva le più terrene vicende degli umani, qui stiamo nel mezzo: è la storia della nascita del semidio Eracle, l’eroe greco prodigiosamente concepito da Giove, il re degli dèi, e Alcmena, donna mortale. A rappresentare il testo del commediografo latino vissuto tra il III e il II secolo a.C., è la compagnia «Kerkís. Teatro Antico In Scena», in collaborazione con il Corso di Alta Formazione Teatro Antico in Scena dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La regia è di Christian Poggioni, la direzione drammaturgica è di Elisabetta Matelli, docente di Storia del teatro greco e latino all’Università Cattolica di Milano e presidente dell’associazione «Kerkís. Teatro Antico In Scena», a cui è affidata una breve presentazione che precede lo spettacolo. Tra scene farsesche e parodie, fra riso e pianto, equivoci e ingiurie, si sviluppa una commedia dai tratti metateatrali, in cui Plauto evidenzia il carattere ludico e fittizio dell’evento scenico, arrivando a smascherare e svelare al pubblico la finzione che si sta consumando sul palco. Il titolo «Anfitrione» è dovuto al nome di un protagonista suo malgrado, il re di Tebe e sposo di Alcmena. Giove, complice l’assenza momentanea del marito, assume le sue sembianze e approfitta della donna, mentre Mercurio si diverte a trasformarsi in Sosia, servo fedele di casa. E attraverso una comicità ironica e grottesca, passano temi che toccano corde tragiche, quali la perdita dell’identità e l’adulterio. In esso il gioco delle tensioni drammatiche è anche reso dall’uso della maschera, su cui la messinscena si fonda: le coppie Giove/Anfitrione e Mercurio/Sosia aiutano a esplorare doppi sensi e situazioni quasi inverosimili, dando linfa alla confusione dello spettatore. Gli interpreti sono: Giulia Quercioli, Federica Scazzariello, Simone Mauri, Chiara Arrigoni, Stefano Rovelli, Lorenzo Matino, Livia Ceccarelli, Vito Sisto, Federica Gurrieri. Le musiche sono di Adriano Sangineto. Le maschere sono di Alessandra Faienza. Da sottolineare è la collaborazione che VeliaTeatro, considerati comuni obiettivi e convinzioni, ha inteso promuovere con l’associazione «Kerkís. Teatro Antico In Scena», fondata da docenti, studenti ed ex studenti dell’Università Cattolica di Milano, con la finalità di dare impulso alla messinscena di teatro classico greco e latino, contemperando la ricerca e la competenza artistica.

Quali sono gli spunti di «Anfitrione» e dell’opera di Plauto che fate emergere nel vostro lavoro?

Cerchiamo di proporre in scena un testo rispettoso dell’originale latino, di cui abbiamo curato una nuova traduzione, cercando far emergere, anche grazie a uno staff di attori esperti ma molto giovani, la formidabile vis comica plautina, carica di molta energia ma non volgare, intrigante nel gioco degli equivoci, sottile nelle allusioni, elegante nella sua forma. Attraverso l’uso di maschere, cerchiamo di rendere l’idea di come i personaggi doppi dell’Anfitrione, oltre a creare spassose situazioni di “scambio”, diano spunto alle modernissime riflessioni sulla finzione teatrale disseminate in tutta la commedia.

«Anfitrione» è una “tragicommedia”. In che senso l’opera si qualifica con questo termine?

Plauto, nel Prologo, conia il termine “tragicommedia” mettendolo in bocca a Mercurio, in una situazione di rottura della quarta parete, in cui l’attore/personaggio Mercurio narra la trama e riflette sul gioco teatrale. Esprime così l’idea che il confine tra tragedia e commedia possa essere sottilissimo (come già i greci Euripide o Menandro avevano ben mostrato): è infatti piuttosto inquietante incontrare un proprio identico doppio, dubitare della propria identità, cadere in una trappola di equivoci e scambi fino a perdere la fiducia in chi più amiamo. Ma anche di questo è possibile ridere.

Più in generale, l’importanza di fare teatro antico partendo dalla ricerca accademica.

La nostra idea è che spettacoli di teatro classico in scena oggi possano trarre giovamento dal fatto di essere recitati da attori “consapevoli”, con la capacità di comprendere anche sottili aspetti tecnici dei testi che recitano. Dietro a questo metodo c’è una ricercata combinazione tra seria ricerca scientifica e il desiderio di renderne fruibili i risultati attraverso attori capaci di emozionare il pubblico senza tradire il testo antico, ma interpretandolo coerentemente con profondità, in tutte le sue pieghe. La ricerca scientifica esce stimolata dalle domande che questi principi di messinscena pongono ai testi.

Una riflessione sul binomio tra sito archeologico e teatro antico, di cui VeliaTeatro è un esempio.

Uno spazio come il Parco Archeologico di Velia permette di collegarsi direttamente alle profonde e fondanti radici sapienziali di questi luoghi. Per noi è un’emozione essere qui. Al di là del grandissimo valore storico-culturale ed estetico dei resti archeologici, per noi che recitiamo teatro classico essere qui significa connetterci con la dimensione misteriosa, ma anche molto fisica, della vibrante “risonanza” di questo spazio, che chiede innanzitutto di essere percepita e ascoltata.

Martedì 4 agosto la seconda serata di Velia Teatro 2015 con «Apologia di Socrate», spettacolo tratto dall’omonima opera di Platone, diretto e interpretato da Christian Poggioni. La manifestazione proseguirà mercoledì 5 agosto con «Le Rane», commedia di Aristofane rappresentata da «Kerkís. Teatro Antico In Scena», per la regia di Christian Poggioni, con la direzione drammaturgica di Elisabetta Matelli. Martedì 11 agosto, torna sul palco Plauto con la commedia «Càsina», rappresentata dalla compagnia «La Resistenza della Poesia», che porterà in scena un’altra opera plautina, «Menecmi», nella successiva serata di mercoledì 12 agosto. Seguirà, martedì 18 agosto, «Animula Vagula Blandula. Adriano l’uomo», testo di Flavio Marigliani, interpretato da Roberto Santi, per la regia di Sandro Nardi. Ultima serata sabato 22 agosto con «Sole», monologo di e con Valentina Capone, liberamente tratto da «Le Troiane» e da «Ecuba» di Euripide. La manifestazione, organizzata dalla Associazione Culturale Compagnia Michele Murino Cilento Arte, si svolge con la partecipazione di: Soprintendenza Archeologia della Campania, Comune di Ascea, Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Pro Loco di Ascea, Regione Campania, Ente Provinciale per il Turismo di Salerno; con il patrocinio morale dell’Università degli Studi di Salerno, con la collaborazione scientifica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e in collaborazione con l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Botteghino 15 euro; 10 euro per bambini sotto i 12 anni. Navette gratuite dal parcheggio all’ingresso del Parco Archeologico di Elea-Velia per l’acropoli dalle 19.30. Il pubblico potrà rifornirsi gratuitamente di acqua in bottiglie. L’area degli spettacoli è dotata di servizi chimici. Durante il festival è presente un presidio della Croce Rossa Italiana sezione di Agropoli. INFO: www.veliateatro.it – tel. 334 3266442 – Pro Loco di Ascea tel. 0974 972230 – Arte’m (biglietteria del Parco Archeologico di Elea-Velia) tel. 0974 271016


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