I tesori di Paestum al Louvre di Parigi

Alfonso Stile
27 febbraio 2011 10:38

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La sala 44 è al primo piano del museo del Louvre, a Parigi. L’alto soffitto è una mirabilia di affreschi e ghirigori; dalle enormi finestre, un incantevole spaccato della Senna si riflette sui vetri di enormi teche, all’interno delle quali sono custoditi esclusivi tesori di Paestum. Una collezione grandiosa di vasi e reperti in eccellente stato di conservazione, accessibile ai turisti di tutto il mondo nell’ambito dell’esposizione “Paestum, archéologie d’une cité”, allestita dal prestigioso museo francese fino al 30 maggio prossimo. Una mostra a tema organizzata dal Dipartimento n. 18 delle Antichità greche, etrusche e romane del Louvre, diretta dal curatore aslaziano Laurent Haumesser: nel 2000, era un giovane studente universitario quando prese parte agli scavi nell’area circostante il Santuario meridionale di Paestum, previsti da una missione italo-francese coordinata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno, dall’Orientale di Napoli, e dagli atenei transalpini La Sorbonne e Nanterre. L’incanto dell’antica Poseidonia gli è rimasto nel cuore, e così, a dieci anni di distanza da quell’indimenticata esplorazione nelle viscere della città simbolo della Magna Graecia, ha deciso di esporre la storia di Paestum addirittura al Luovre, il museo più importante al mondo. Un mito raccontato grazie gli studi del dipartimento museale di cui oggi Haumesser è conservatore, il quale si occupa, da vicino, delle antiche civiltà di Grecia, Etruria e Roma. Un lungo viaggio dalla “naissance de Poseidonia” alla “cité de Paestum” narrato attraverso vasi decorati, miniature in bronzo, suppellettili in terracotta, cristallerie, antichi gioielli d’oro e monili in argento, risalenti al IV-V secolo avanti Cristo e raccolti nella quinta sezione della ‘Galerie Campana’. Il pavimento della Salle 44 è rivestito di un parquet scricchiolante che trasuda storia, con tanto di tabelloni illustrativi che spiegano, in lingua francese ed inglese, l’origine, i fasti ed il declino dell’antica colonia di Poseidonia fondata verso la fine del VII secolo dai Greci provenienti da Sibari, prima di essere conquistata dai Lucani diventando Paestum, i cui famosi templi dorici, riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco, sono fedelmente riprodotti in miniatura ed esposti in una apposita teca, proprio davanti ad uno dei finestroni che domina la riva della Senna, con rimandi fotografici alla Tomba del Tuffatore ed alle tavole del Gianbattista Vico.
La mostra è molto visitata. Ma in Italia, non vi è alcuna notizia di essa. Eppure è stata inaugurata il 1° dicembre 2010. Sul sito Internet del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Soprintendenza (aggiornato ad 8 mesi fa), della Regione Campania, della Provincia ed Ept di Salerno, del Comune di Capaccio Paestum e della locale Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo, non ve n’è alcuna traccia. Il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, invece, un sito online nemmeno ce l’ha. All’architetto pestano Ottavio Voza, che inviò ad Haumesser materiale fotografico da implementare nella mostra, siamo addirittura noi a dare notizia dalla ‘vetrina’ offerta a Paestum dal Louvre. In cambio, apprendiamo che dal 25 al 28 marzo, all’università La Sorbonne, si terrà un convegno sulla città dei Templi. Siamo stati fortunati, questa volta. 

Alfonso Stile

 

FOTO DI PROPRIETA' DI STILETV. OBBLIGO DI CITARE LA FONTE IN CASO DI PRELIEVO. OGNI INFRAZIONE SARÀ PERSEGUITA.

 

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