DAL BRASILE

Omicidio De Santi, la madre di Vincenzo: “Chiedo perdono, sono morta anche io”

Alfonso Stile
03 novembre 2019 10:59

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CAPACCIO PAESTUM. Ad una settimana esatta dall’omicidio di Francesco De Santi, che ha scosso e segnato indelebilmente l’intera comunità di Capaccio Paestum, la mamma dell’assassino, M.E., direttamente dal Brasile scrive a StileTV per spiegare come questa tragedia, che ha coinvolto due ragazzi capaccesi, abbia devastato la sua già tormentata vita, oltre a quella della famiglia De Santi. Una lunga serie di messaggi e vocali disperati, intrisi di lacrime, dolore, incredulità… rivolti in particolare alla mamma della vittima, la signora Elvira, ed al figlio Vincenzo Galdoporpora, rinchiuso in carcere con la pesantissima accusa di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione e dei futili motivi, per la quale rischia l’ergastolo.

“Francesco è nella mia testa, tutto il giorno, tutti i giorni, non riesco a pensare ad altro. A casa, a lavoro, non penso che a lui ed a mio figlio. Davanti agli occhi, nella testa, di giorno e di notte, vedo questo omicidio e rischio d’impazzire, perché non so darmi una spiegazione e non me ne farò mai una ragione: aiutatemi a mandare un messaggio a Vincenzo ed alla mamma di Francesco” spiega singhiozzando la donna, che vive a Rio de Janeiro e lavora in un teatro: sull’avambraccio sinistro ha tatuato da anni il nome del figlio ed ha listato a lutto il proprio profilo social. Nel rivolgersi alla madre del giovane pizzaiolo ucciso, non riesce a smettere di singhiozzare e disperarsi.

“Signora Elvira, sono la mamma di Vincenzo. Forse lei, in questo momento così difficile, non avrà voglia di ascoltarmi, ma sono una madre anche io, una mamma morta, morta completamente… mi aspettavo ancora tante cose brutte da questa mia vita, piena di problemi, ma mai pensavo ad una cosa del genere. Porterò per sempre, dentro di me, questa tragedia. Non ho parole per lei, suo marito e le sue figlie: oggi, quando penso che mio figlio è arrivato al punto di distruggere la vita di un ragazzo e della sua famiglia, non riesco a capire come sia stato possibile, è una disgrazia completa, per tutti”. 

“Gesù Cristo mio, non posso immaginare quello che state passando, sono io la mamma di colui che ha tolto la vita a vostro figlio - continua la mamma di Galdoporpora - signora Elvira, lei in questo momento non ne avrà sicuramente voglia, lo capisco, ma spero tanto che un giorno, da mamma a mamma, capirà e penserà anche un poco a me, ad una tragedia anche mia… so che l’ultima persona al mondo di cui vuol sentire parlare è mio figlio, ma posso dirle che Vincenzo dopo quello che ha fatto è un ragazzo morto, come lo sono io. Da tempo faceva uso di droghe, lo hanno devastato, e mi creda se le dico che ero preparata a perderlo, da un giorno all’altro: so che a lei non interessa proprio nulla di noi, ma le chiedo perdono e le giuro che non so come sia potuto succedere. Non ho un euro per raggiungere mio figlio, guardarlo negli occhi e chiedergli: perché lo hai fatto? Cosa è successo? Per quale motivo? Lui pagherà per tutta la vita, anche quando morirà non troverà pace per aver ucciso un’altra persona, non esiste un perdono eterno". 

“Enzo poteva fare una rapina, spacciare droga, ma mai immaginavo che potesse commettere un omicidio. La droga gli ha distrutto il cervello: da cinque anni piango, al telefono, chiedendo aiuto per lui, dicendogli di smettere con la droga e di curarsi. Non so se, poi, riuscirò davvero a guardarlo in faccia per chiedergli: perché hai aggredito Francesco? Che ti ha fatto di tanto grave per scatenare tutto questo ed arrivare ad ucciderlo? Lo conoscevo benissimo anche io, quante volte abbiamo mangiato la pizza insieme, a Capaccio. Perché erano in quel bar insieme? Forse non è il momento di parlare di questo, ma qui a Rio de Janeiro, ad 8mila km di distanza, non riesco a capire e mi dispero, perché non posso parlare con lui e comprendere bene”. 

“Come voi, siamo una famiglia distrutta, anche io sono morta dentro… in Italia, molti se la stanno prendendo con me accusandomi di aver abbandonato i miei figli, ma non è vero. Sono dovuta tornare in Brasile per assistere mio padre, malato terminale, ed un altro figlio gravemente ammalato che ha bisogno di assistenza continua. Ma almeno una volta all’anno sono sempre tornata, ho detto ai miei figli di venire con me a Rio, ma non hanno mai voluto...”. 

“Dal profondo del mio cuore, chiedo perdono a lei, signora Elvira, ed a tutta la sua famiglia. Anche se so che a voi non interessa nulla e che non è una giustificazione per quello che ha fatto, sono convinta che mio figlio, quella notte, non era affatto lui. Vincenzo ha problemi psichici, il suo cervello è distrutto dalla droga e limitato, agiva senza pensare alle conseguenze quando era sotto l’effetto di stupefacenti. Non so come sta in carcere e cosa sta provando adesso, ma da madre posso dire che Vincenzo non si recupererà mai, non supererà mai tutto questo, io non so che ne sarà di lui… la mia vita non sarà più la stessa, vivrò con questo dolore e questa paura per sempre, pensando e ripensando a mio figlio ed a Francesco” conclude la signora M. sciogliendosi in un pianto incessante.

LE PRECISAZIONI DEL LEGALE DIFENSORE - Galdoporpora, secondo quanto precisato dal legale difensore, l’avv. Giuseppe Scandizzo, era sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma dopo la recente sospensione del regime di sorveglianza speciale, scattata a seguito del processo penale per detenzione e spaccio di droga a carico del clan Rossi, in cui è coinvolto e tuttora in fase dibattimentale: iscritto al Sert e segnalato alla Prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, Galdoporpora dallo scorso agosto era in cura presso il centro di sanità mentale dell’Asl di Salerno. Aspetti che potrebbero indurre la difesa a chiedere una perizia psichiatrica durante il processo, presumibilmente per evitare la condanna al carcere a vita in caso venisse dimostrato che, la notte del delitto, Galdoporpora non era lucido e compromesso, a livello cognitivo, dall’effetto della droga.

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