INTERROGATORIO SECRETATO

Mazzette ai giudici tributari, Bianchino ‘confessa’: trema Capaccio Paestum

Alfonso Stile
16 novembre 2019 10:20

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CAPACCIO PAESTUM. Scandalo mazzette ai giudici della Commissione Tributaria di Salerno per azzerare debiti con il Fisco. Nell’ambito dell’indagine ‘Ground Zero’ condotta dagli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria del Comando provinciale della Guardia di Finanza, coordinati del ten. col. Eugenio Bua, nei guai è finito anche Turivio Bianchino, noto consulente del lavoro che da anni risiede e lavora a Capaccio Paestum, dove ha sede il suo studio commercialistico. Interrogato giovedì sera per oltre 4 ore in presenza del suo avvocato difensore, Federico Conte, il professionista originario di Montoro avrebbe ammesso tutti gli addebiti contestati a suo carico, decidendo di vuotare il sacco incalzato dalle domande del pm inquirente e dei finanzieri del Comando provinciale, raccontando anche una serie di altri particolari finiti al vaglio degli inquirenti. Per questo, proprio il sostituto procuratore Elena Guarino ha deciso di secretare il verbale dell’interrogatorio, in attesa di riscontrare gli episodi svelati da Bianchino e verificare ruolo e posizione di altre persone citate nel corso dell’interrogatorio. Inizialmente posto in stato di fermo, Bianchino è finito agli arresti domiciliari su disposizione del gip Piero Indinnimeo del Tribunale di Salerno, accusato di aver fatto da intermediario di tangenti con uno dei dipendenti infedeli della Commissione tributaria provinciale per ‘aggiustare’ un contenzioso da 500mila euro. 

Negli ambienti tributari, Bianchino pare fosse considerato, anche dai colleghi, una sorta di ‘guru’ per la sua conclamata esperienza nel settore ed elevata percentuale di successi nei ricorsi. Confessioni, quelle di Bianchino, che ora fanno tremare anche Capaccio Paestum e potrebbero allargare ulteriormente il sistema corruttivo scoperto e smantellato, in due tranche di arresti, dalle Fiamme Gialle, orchestrato da giudici influenti con il supporto di personale ‘fidato’ per sanare le posizioni con l’Erario di imprenditori spregiudicati e disposti a tutto, dimostrando che quello di versare mazzette per pilotare sentenze tributarie, anche per svariati milioni di euro, era diventata una sorta di consuetudine a Salerno. Sotto la lente di ingrandimento della Procura, infatti, sarebbero ora finite altre persone, mentre la posizione di diversi indagati rischia di peggiorare ulteriormente.

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