DENUNCIATO DALLA DONNA

Capaccio, botte e stalking: divieto di avvicinamento per un pregiudicato

Alfonso Stile
22 maggio 2020 11:59

6004

CAPACCIO PAESTUM. Continui maltrattamenti ed atti persecutori nei confronti della compagna. Divieto di avvicinamento alla persona offesa per un 35enne pregiudicato di Capaccio Paestum, residente in località Santa Venere. A denunciare le percosse e lo stalking è stata la stessa donna. Eseguiti tutti i riscontri del caso in ossequio a quanto previsto dalla legge 69/2019 cd. ‘Codice Rosso’, i carabinieri della Stazione di Capaccio Scalo, su disposizione del giudice del Tribunale di Salerno, hanno eseguito la misura cautelare restrittiva a carico del compagno violento, sottoposto a divieto di avvicinamento alla compagna, al luogo di lavoro di lei ed ai parenti della stessa. Indagini coordinate dalla Compagnia di Agropoli.

Al riguardo riceviamo e pubblichiamo, integralmente, la seguente nota inviata alla nostra redazione dagli avvocati Eraclite Mautone e Dalmazio Voza, legali del 35enne: "Con riferimento alla notizia apparsa sulla testata giornalistica online StileTV circa presunti maltrattamenti e condotte persecutorie in danno ad una residente nel Comune di Capaccio Paestum, i difensori della persona raggiunta dal divieto di avvicinamento rendono noto quanto segue: la vicenda è, in realtà, da ricondursi in un più ampio contesto relativo all'affidamento di figli minori, per il quale è pendente contenzioso civile. Alla luce della documentazione in nostro possesso e dalle persone sentite attraverso investigazioni difensive, la querela proposta dalla donna appare destituita di ogni fondamento. Per tali ragioni, avverso l'ordinanza cautelare, proporremmo ricorso al Tribunale del Riesame. Stiamo, inoltre, valutando i presupposti per la proposizione di una querela per calunnia nei riguardi della controparte".

In replica agli scritti defensionali, riceviamo e pubblichiamo, integralmente, la seguente nota inviata alla nostra redazione dall’avv. Giuseppe Bisantis, legale difensore della donna e persona offesa: “Parte avversa contesta, anzitutto, il fondamento della misura cautelare, poiché, in buona sostanza, “da ricondursi in un più ampio contesto relativo all’affidamento di figli minori, per il quale è pendente un contenzioso civile”. Ebbene, la ricostruzione dell’impianto investigativo, è stata già, evidentemente, valutata da un magistrato (anzi, da due!), il quale, evidentemente, ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti, che constano di dichiarazioni provenienti dalla vittima, corroborate da testimoni all’uopo invitati a rendere dichiarazioni. Appare, altresì, evidente che l’esistenza di un “contenzioso civile” se talvolta può insidiare la rilevanza penale di talune condotte, talaltra ne evidenzia e sublima la configurabilità, senza trascurare che determinate fattispecie penali puniscono – come quella posta a fondamento dell’applicazione della misura restrittiva de qua - precipuamente condotte delittuose germinanti in contesti familiari (al riguardo appare superfluo il richiamo all’introduzione di norme volte a rafforzare la prevenzione della violenza domestica, L.69/19 c.d. “codice rosso”). In attesa, dunque, dell’esito del ricorso (sic!) verosimilmente proposto dai difensori dell’indagato al Tribunale del Riesame, si confida in una attenta e scrupolosa lettura degli atti d’indagine, onde valutare la proponibilità di una temeraria calunnia”.

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