DOPO 24 ORE DI PRESIDIO
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Ospedale Battipaglia, sindaca ottiene confronto con l’Asl e termina protesta

Marco Rizzo
02 marzo 2021 11:17

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BATTIPAGLIA. Termina dopo 24 ore la protesta della sindaca di Battipaglia, Cecilia Francese, in presidio, incatenata e con la fascia tricolore davanti all’ingresso dei visitatori dell’ospedale ‘Santa Maria della Speranza’. Per il primo cittadino e medico battipagliese il supporto ai colleghi e agli operatori sanitari del nosocomio alle prese con annosi disagi e criticità, per una struttura in affanno. La sindaca ha ottenuto l’inserimento delle numerose problematiche del plesso ospedaliero tra i punti all’ordine del giorno del già programmato incontro che lunedì prossimo, 8 marzo, si terrà proprio a Battipaglia, presso la direzione sanitaria, tra i sindaci del distretto e l’Asl Salerno. La Francese, nel commentare stamane lo stop alla protesta e la novità, non ha risparmiato di evidenziare un mancato sostegno in queste ore da parte della direzione generale dell’azienda sanitaria locale, mentre ha voluto ringraziare il “personale sanitario, i tanti cittadini e la stessa direzione sanitaria”. Dalla sindaca di Battipaglia anche la missiva al prefetto di Salerno e alla Regione Campania per l'apertura di uno specifico tavolo tecnico sui problemi dell'ospedale della Piana del Sele e la promessa di “continuare la nostra battaglia. Aspettiamo risposte certe sul potenziamento del nostro ospedale. Il camice che porto rappresenta il diritto alla salute e la determinazione dei tanti operatori sanitari che con passione e con orari massacranti cercano di garantire l'assistenza ai cittadini. La fascia rappresenta una comunità che difende a denti stretti il suo ospedale. Chiediamo rispetto per questa comunità e per la nostra struttura sanitaria che non è soltanto di Battipaglia bensì di un vasto territorio”. Nella giornata di ieri, la Francese aveva evidenziato le numerose problematiche: “un personale ridotto ai minimi termini continua a garantire prestazioni in urgenza e programmate, affrontando anche i casi sospetti per Covid. Parlo di più di 30 tra infermieri e OSS collocati in pensione e non sostituiti nell’ultimo anno, parlo di infermieri di sala operatoria costretti a turni massacranti per garantire cinque sale operatorie su due piani, parlo di infermieri di pronto soccorso costretti ad assistere molti pazienti in attesa di tampone per poter accedere al ricovero oltre al naturale compito dell’urgenza. E tutto questo si potrebbe evitare se solo la direzione generale autorizzasse la esecuzione di tamponi molecolari rapidi anche presso il nostro presidio come già avviene in tutti gli ospedali maggiori e non, della ASL. E parlo anche di un personale medico sfinito dalla necessità di garantire livelli adeguati di assistenza dovendo coprire i turni dei tanti colleghi collocati in quiescenza. Pensiamo al settore materno infantile e alla terapia neonatale unico presidio a garantire le urgenze legate alla gravidanza e al nascituro, unico baluardo nel territorio della piana del Sele. Questi sono solo alcuni punti critici” 

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