Editoriale - L'orgoglio di Paestum

PAESTUM. Spettacolare, emozionante. Queste le prime parole che mi vengono in mente nel descrivere la cerimonia d’apertura dei Giochi della Provincia 2012, tenutasi ieri sera a Paestum. In un clima di grande festa, intriso dell’entusiasmo dei tantissimi giovani provenienti da ben 53 comuni salernitani, il palco allestito tra le maestose colonne erette per il dio Nettuno, proprio lì, nel cuore dell’area archeologica, ha magnificato il senso di una manifestazione dai propositi lodevoli, assicurando quell’aurea olimpica che solo la valle dei Templi pestana può garantire, nel mondo, dopo l’acropoli di Atene. Oltre mille ragazzi riuniti sotto un'unica bandiera, quella dello sport, veicolo capace di abbattere le divisioni geografiche, gli steccati politici e le intolleranze razziali. Applausi scroscianti per la parata dei giovanissimi atleti anticipati dagli stendardi comunali, per le rappresentazioni in perfetto stile greco, con ancelle e danze, con il protocollo olimpico culminato con l’accensione del tripode da parte di Giovanna Trillini, pluricampionessa a cinque cerchi e mondiale. Suggestivo. La fiaccola, accesa al porto di Agropoli e giunta negli scavi di Paestum dopo una staffetta lunga un sogno, ha illuminato gli sguardi della platea ed i templi di verde-bianco-rosso, rendendo l’atmosfera piena di amor patrio e soprattutto di orgoglio per tutti i cittadini di Capaccio Paestum, che nell’intonare l’inno nazionale mentre il tricolore veniva alzato al cielo, avranno sicuramente avvertito, nel petto, battiti di soddisfazione e fierezza. Il trionfo dello spettacolo pirotecnico che ha infiammato l’arena più bella della Magna Graecia, ha infine consegnato ai posteri un esempio concreto di quanto vale l’immagine unica di Paestum, così stupendamente bella ieri che, nel guardarla, qualcuno si è commosso. Speriamo che sia preludio ideale di nuovo splendore per l'antica Poseidonia, da tanto, troppo tempo mortificata da amministratori affaristi, ciechi ed incapaci di sfruttare l'incanto dei templi di Nettuno, Hera e Cerere. È questo il nostro patrimonio. È questa la nostra storia. E non si può andare lontano se non sappiamo da dove veniamo, se non prendiamo coscienza di chi siamo. Ieri sera, ho visto tanti capaccesi alzare la testa e lo sguardo. Era da tanto che non accadeva.

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