Ambiente
I DATI DELL'ASSOCIAZIONE
I DATI DELL'ASSOCIAZIONE
Capaccio Paestum, Legambiente su impianto a biometano: "Comunità sia coinvolta per scelte consone"
Comunicato Stampa
11 marzo 2026 10:18
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CAPACCIO PAESTUM. Dalla documentazione progettuale emerge che l’impianto prevederebbe il trattamento di circa 77.900 tonnellate annue di biomasse, con una produzione stimata di circa 10 milioni di metri cubi annui di biogas, attraverso digestori di grandi dimensioni (diametro 32 metri), sistemi di upgrading e compressione del gas, torcia di emergenza, impianti di trattamento chimico e una logistica strutturata per il trasporto delle biomasse e del biometano. Per Legambiente si tratta quindi di una configurazione che appare riconducibile a un impianto agro-industriale complesso, con potenziali impatti che richiedono una valutazione particolarmente attenta.

Tra i principali punti sollevati nelle osservazioni figurano: 

la verifica dell’adeguatezza della procedura semplificata (PAS); 

la richiesta di studi più approfonditi sull’impatto odorigeno; 

un’analisi dell’impatto del traffico sulla viabilità rurale; 

la definizione di un piano agronomico vincolante per la gestione del digestato; 

una valutazione degli impatti cumulativi in relazione agli altri impianti esistenti, autorizzati o in corso di autorizzazione; 

una valutazione paesaggistica approfondita. L’area interessata è infatti sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’articolo 136 del Codice dei beni culturali, che tutela il paesaggio agrario della piana di Paestum.

Secondo l’associazione, le dimensioni delle strutture previste - in particolare i digestori di grande diametro e altezza - e la Torcia biogas alta 10/12 metri determinano un’alterazione significativa del paesaggio rurale tutelato, anche considerando la prossimità con il sito archeologico di Paestum, parte del sistema UNESCO e del Parco Nazionale del Cilento. Per questo Legambiente chiede che l’istruttoria venga approfondita sotto il profilo ambientale e paesaggistico, garantendo la massima trasparenza del procedimento e una valutazione puntuale delle osservazioni presentate.

"La transizione energetica è una sfida che condividiamo - sottolinea Legambiente Paestum - ma proprio per questo deve essere realizzata con progetti ben pianificati e pieno rispetto del territorio e del paesaggio".

Biometano sì, ma fatto bene.

Il dibattito sull’impianto di biometano nel territorio di Capaccio Paestum riporta al centro una questione più ampia: come realizzare davvero bene la transizione energetica nei territori. Legambiente è da sempre favorevole allo sviluppo delle energie rinnovabili e considera il biometano una tecnologia importante per ridurre le emissioni climalteranti e valorizzare gli scarti agricoli. Tuttavia, perché questi impianti siano realmente sostenibili, devono rispettare alcune condizioni fondamentali di qualità ambientale, territoriale e sociale. Un elemento decisivo riguarda la localizzazione degli impianti. La capacità produttiva dovrebbe essere coerente con la reale disponibilità di biomasse nel territorio e con la capacità dei suoli di assorbire il digestato. È importante che il biometano non diventi un incentivo indiretto all’espansione degli allevamenti intensivi, ma accompagni invece una trasformazione sostenibile del settore zootecnico.

Inoltre, sarebbe preferibile privilegiare aree già impermeabilizzate o strutture esistenti abbandonate, evitando nuovo consumo di suolo agricolo. C’è poi un tema spesso trascurato ma fondamentale: il rapporto con le comunità locali. Un impianto di biometano non può essere calato dall’alto. La realizzazione di un impianto di biometano non riguarda soltanto aspetti tecnici o energetici, ma coinvolge direttamente il territorio e le comunità che lo abitano. Per questo motivo è fondamentale che la progettazione di queste infrastrutture sia accompagnata da processi di informazione, confronto e partecipazione pubblica.

Un coinvolgimento reale della comunità locale, fin dalle fasi iniziali del progetto, consente di migliorare la qualità delle scelte progettuali, individuare criticità ambientali o territoriali e costruire soluzioni più compatibili con il contesto locale. Allo stesso tempo, la trasparenza dei dati, l’accesso alle informazioni e il dialogo con cittadini, associazioni e amministrazioni contribuiscono a rafforzare la fiducia e ridurre i conflitti. Anche la gestione dell’impianto deve rispettare standard tecnici molto elevati. Un impianto progettato e gestito correttamente non deve creare disturbi percepibili all’esterno: vasche coperte, ambienti chiusi, sistemi di filtrazione dell’aria e manutenzione costante sono condizioni indispensabili per ridurre odori ed emissioni. Il digestato prodotto dal processo rappresenta inoltre una risorsa agricola preziosa, che può restituire sostanza organica ai suoli e ridurre l’uso di fertilizzanti chimici, ma deve essere gestito con attenzione e distribuito secondo precisi piani agronomici. Le tecnologie più avanzate permettono anche il recupero della CO₂ e dell’azoto, rafforzando ulteriormente il modello di economia circolare. Per Legambiente, dunque, il tema non è se sviluppare o meno il biometano, ma come farlo. Impianti ben progettati, dimensionati sulle caratteristiche del territorio, trasparenti nella gestione e capaci di dialogare con le comunità locali possono rappresentare una vera opportunità ambientale ed economica. La transizione energetica è una sfida fondamentale, ma proprio per questo deve essere costruita con progetti di qualità, nel rispetto dei territori e delle comunità che li abitano. Il biometano fatto bene, coinvolge le comunità locali, non genera conflitti.



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