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Intelligenza artificiale, Del Sorbo: "Boom di richieste su chi votare è una rinuncia a pensare"
Redazione
13 giugno 2026 14:02
Eye
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SALERNO. Il dato è netto: cresce il numero di persone che chiede all’intelligenza artificiale chi votare. Un fenomeno che colpisce non tanto per la sua dimensione tecnologica, quanto per ciò che suggerisce sul rapporto tra cittadini, politica e responsabilità individuale. È davvero solo una richiesta di orientamento o è il segnale di una delega più profonda? Lo abbiamo chiesto a Marco Del Sorbo (nella foto), noto esperto salernitano di Social Media e Strategie Digitali.

"In un contesto politico percepito come confuso, frammentato, spesso poco credibile, l’IA appare come un soggetto razionale, capace di semplificare, confrontare, “mettere ordine”. Ma questa apparente neutralità è un’illusione rassicurante. L’intelligenza artificiale non è un’entità astratta: è addestrata su dati, linguaggi e priorità che riflettono visioni del mondo, bias culturali e scelte progettuali. Anche quando non esprime un’opinione esplicita, seleziona cosa conta e cosa no" spiega Del Sorbo.

Per l'esperto "chiedere all’IA 'chi votare' significa quindi spostare il baricentro della decisione. Non più un percorso critico personale, ma l’esito di un processo automatizzato. E qui la questione diventa politica, non tecnologica. Perché il voto non è solo una scelta informata: è un atto di responsabilità. Delegarlo, anche parzialmente, a un algoritmo rischia di trasformare la partecipazione democratica in un gesto passivo. Questo boom di richieste parla forse meno dell’intelligenza artificiale e più di una crisi di fiducia: nei partiti, nei media, nelle istituzioni, e talvolta nella propria capacità di comprendere. L’IA diventa così una nuova autorità, percepita come più affidabile perché distante, impersonale, “non ideologica”. Ma proprio per questo raramente messa in discussione".

"Il rischio non è solo quello di influenze invisibili o di pensiero standardizzato - aggiunge - è un rischio culturale più profondo: abituarsi all’idea che le decisioni complesse possano - o debbano - essere esternalizzate. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile per analizzare programmi, verificare dati, chiarire posizioni. Ma quando diventa una scorciatoia al posto del giudizio, il prezzo è l’erosione del pensiero critico".

E allora resta un’ultima domanda, inevitabile: questa riflessione sull’uso dell’intelligenza artificiale in politica è il risultato di uno sguardo umano o di un’elaborazione algoritmica? "Se fosse stata scritta da un’IA - o se lo fosse davvero - cambierebbe qualcosa nel suo valore o nella nostra fiducia? Forse il punto non è sapere chi scrive o chi consiglia, ma se siamo ancora disposti a dubitare, a interrogarci, a decidere senza delegare del tutto. Perché finché esiste questa domanda, la scelta resta nostra" conclude Marco Del Sorbo.



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