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LA NOTA
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Campania, Criscuolo: “Trent’anni di sterminio delle PMI agricole, le nostre campagne stanno morendo”
Comunicato Stampa
01 aprile 2026 11:00
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SALERNO. “Ogni azienda che chiude è un paese che scompare”. Lo scrive Antonio Criscuolo, Commissario DSP Salerno. “Urgono interventi strutturali per salvare il territorio e ridare vita alle campagne. Se non si interviene con urgenza, il sistema agricolo regionale è destinato a collassare definitivamente, con effetti irreversibili su comunità e territorio. Quello che sta accadendo all’agricoltura in Campania non è una crisi passeggera ma è il risultato di politiche nazionali e comunitarie che, nel corso degli ultimi trent’anni, hanno favorito i grandi operatori e mercati globali a scapito delle piccole e medie imprese agricole, infrastrutture e servizi sul territorio. I dati ufficiali ISTAT mostrano un trend allarmante. Nel 1990 si stimavano oltre 230.000 aziende agricole in Campania; nel 2010 il numero era sceso a 136.872 (ISTAT 6° Censimento), mentre nel 2020 il 7° Censimento Agricolo ha rilevato circa 79.353 aziende attive sul territorio. Questo significa che, in poco più di trent’anni, sono state cancellate oltre 150.000 imprese agricole nella nostra regione. Oggi oltre il 95% delle aziende agricole campane è formalmente a conduzione familiare, ma la loro sopravvivenza è messa a dura prova da costi crescenti, accesso al credito sempre più difficile e mercati dominati da grandi distributori e gruppi industriali. Questo assetto comporta conseguenze devastanti per il territorio, com diminuzione della popolazione agricola, perdita di presidio umano dei campi, e progressivo spopolamento delle comunità rurali.  Quello che potrebbe e dovrebbe essere un presidio di vita per territori marginalizzati si trasforma in un fattore di abbandono. I dati sugli ultimi censimenti rivelano anche una drastica riduzione di giovani imprenditori agricoli e un aumento dell’età media degli operatori, con scarse prospettive di ricambio generazionale.  Questa dinamica, se non contrastata, segna la fine dell’agricoltura come principale ancora economica e sociale delle aree interne. Al quadro economico si sommano condizioni ambientali e territoriali che aggravano la situazione. Il fenomeno del sovrappopolamento di fauna selvatica, in particolare cinghiali e lupi, provoca danni ingenti alle colture e agli allevamenti, con costi di protezione sempre più insostenibili per le piccole imprese. 

Queste condizioni non sono più episodiche, ma strutturali, e richiedono risposte immediate e mirate. Parallelamente, l’assenza di infrastrutture viarie adeguate e servizi sanitari nelle aree interne costituisce un ulteriore elemento di marginalizzazione, rendendo difficile la permanenza delle famiglie e delle imprese nei centri rurali. A livello politico-strategico, le scelte compiute negli ultimi decenni per aprire i mercati e favorire grandi mercati internazionali hanno compromesso la competitività delle piccole produzioni locali. Episodi come il ridimensionamento del tessile napoletano negli anni ’90 per favorire l’ingresso nei mercati esteri sono emblematici della logica che oggi si applica all’agricoltura. Accordi internazionali come il Mercosur espongono i nostri produttori a una concorrenza senza reciprocità su standard sanitari, ambientali e sociali, aggravando ulteriormente lo squilibrio competitivo. L’agricoltura può e deve essere riconosciuta come presidio di vita per il territorio: con adeguati supporti, investimenti in infrastrutture, politiche di tutela e innovazione, può salvaguardare i paesi, ridare vitalità a territori marginalizzati e riportare le campagne campane al centro della vita economica e sociale. Ogni azienda preservata è una speranza concreta di rivitalizzazione; ogni azienda persa rappresenta la morte per il nostro paesaggio e del vociare dei nostri figli nei nostri paesi.

È necessario intervenire con urgenza e determinazione per sostenere il tessuto delle piccole e medie imprese agricole, togliendo risorse ad armamenti e ai cessi d'oro di Zelensky, come dice l'amico In Marco Rizzo Coordinatore Nazionale DSP, ridistribuendo risorse sui nostri territori.”



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