Giudiziaria
CALUNNIO' IMPRENDITORE
CALUNNIO' IMPRENDITORE
Capaccio Paestum, confermata in Appello condanna al maggiore Rinaldi nonostante richiesta di assoluzione del pg
Alfonso Stile
01 dicembre 2025 21:10
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CAPACCIO PAESTUM. Calunniò imprenditore: condannato anche in Appello il comandante della Polizia Municipale di Capaccio Paestum, il magg. Antonio Rinaldi, che appena il 7 novembre scorso era tornato a capo dei vigili urbani dopo 12 anni. Confermata anche in secondo grado, dunque, la pena a 2 anni di reclusione, con la sospensione condizionale oltre al pagamento delle spese processuali ed il risarcimento dei danni alla parte civile da liquidarsi in separata sede, comminata in primo grado dal giudice Viviana Centola della prima Sezione penale del Tribunale di Salerno (il pm inquirente aveva chiesto 1 anno e 4 mesi).

In sede di discussione dell'Appello, il procuratore generale (dott.ssa Tortorella) aveva chiesto la riforma della sentenza di primo grado "con formula piena perché il fatto non costituisce reato", ma non è bastato a Rinaldi per evitare la condanna bis. Si tratta di una vicenda che risale a 9 anni e 10 mesi fa circa, come spiega lo stesso magg. Rinaldi interpellato, al riguardo, da StileTV: “Il procedimento risale al 2016: sebbene sono stato assolto nel processo principale e pur trattandosi di un reato personale ovvero non ostativo allo svolgimento di un incarico nella pubblica amministrazione, preannuncio che già domani mattina presenterò lo stesso la mia volontaria richiesta di sospensione, dall’incarico di comandante della Polizia Municipale, al sindaco Gaetano Paolino”. In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, attesa entro 45 giorni, i legali difensori, gli avvocati Michele Sarno e Serena Landi, preannunciano ricorso nel merito in Cassazione.

LA VICENDA - I fatti contestati riguardano l’imprenditore capaccese Alberico Cafasso, difeso dall’avv. Michele Avallone, il quale denunciò ai carabinieri di aver ricevuto da Rinaldi, dopo un controllo nella sua azienda, una richiesta di danaro per “chiudere un occhio”, alla quale si oppose subendo poi, a suo dire, pedinamenti e velate minacce da agenti della Municipale e della Forestale. Vicenda mai riscontrata per la quale Rinaldi fu assolto con formula piena nel processo principale, querelando così Cafasso per calunnia affermando che dichiarò il falso ai magistrati, venendo però controquerelato d’ufficio, a sua volta, per lo stesso reato.

REPLICA E PRECISAZIONI DI ALBERICO CAFASSO - In merito alla conferma in secondo grado della condanna comminata al comandante Rinaldi per calunnia, riceviamo e pubblichiamo le seguenti precisazioni inviate, alla nostra redazione, dal sig. Alberico Cafasso:

1) Il sost. Proc Gen. Dr.ssa Tortorella ha chiesto l’assoluzione "perché il fatto non costituisce reato", in quanto la calunnia in mio danno è stata riconosciuta anche dalla Procura Generale ma si è ritenuto fosse scriminata dall’esercizio di un diritto (eccezione reiteratamente ribadita dai difensori dell’imputato e non condivisa dalla Corte di Appello);

2) L’imputato Rinaldi riferisce una notizia falsa, questi infatti non è stato assolto nella vicenda principale (quella scaturita dalle mie dichiarazioni) bensì il Collegio presieduto dalla dr.ssa Casale ha dichiarato estinto il reato per prescrizione precisando non solo che le mie dichiarazioni erano state tutte confermate ma che dalle risultanze dibattimentali era emerso senza ombra di dubbio che il reato il Rinaldi lo avesse commesso (ma è stato graziato dal decorrere del tempo);

3) I difensori del Rinaldi vorranno anche fare ricorso per Cassazione ma è un errore sostenere che lo faranno nel merito posto che ormai il merito si è chiuso oggi con la Corte di Appello, in cassazione si discute di vizi di legittimità non di merito;

4) Io ho revocato l’avv. Avallone sin dal 30 ottobre scorso, per cui è un errore indicarlo oggi come il mio difensore;

5) Non è vero che la vicenda da me segnalata non sia stata riscontrata e che il Rinaldi sarebbe stato assolto e finanche che dopo l’assoluzione mi avrebbe querelato, la verità si evince inequivocamente leggendo la sentenza a firma della Presidente Casale, la quale prima di dichiarare estinto il reato contestato al Rinaldi per prescrizione (altro che assoluzione!!!) ha chiarito nel dettaglio perché il Rinaldi non solo non era da ritenere innocente (ed in tal caso sarebbe stato assolto) ma addirittura perché era stato provato fosse colpevole (soprattutto perché è stata riconosciuta la mia piena attendibilità); da ultimo preciso che il Rinaldi mi ha calunniato nel marzo del 2016, mentre la sentenza che lo ha graziato per la prescrizione è del dicembre 2021. Tutto questo al fine di ristabilire la verità di quanto accaduto.



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