Giudiziaria
FISSATA UDIENZA PRELIMINARE
FISSATA UDIENZA PRELIMINARE
Capaccio Paestum, patto elettorale politico mafioso: chiesto il giudizio per Alfieri e 7 indagati
Alfonso Stile
02 gennaio 2026 18:01
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CAPACCIO PAESTUM. Presunto voto di scambio elettorale politico mafioso, a Capaccio Paestum, in occasione delle Amministrative 2019. I pm Elena Guarino e Carlo Rinaldi della Procura della Repubblica di Salerno hanno chiesto il rinvio a giudizio per otto dei 9 indagati. A rischiare il processo l’ex sindaco Franco Alfieri, il pregiudicato capaccese Roberto Squecco e l’allora consorte Stefania Nobili, il vigile urbano Antonio Bernardi, l’addetto al cimitero Michele Pecora e il cosiddetto ‘gruppo di Baronissi’ composto da Domenico De Cesare, Vincenzo De Cesare ed Antonio Cosentino. 

Stralciata invece la posizione di Angelo Genovese, attualmente detenuto per altri reati presso la casa circondariale di Sulmona, i cui legali hanno chiesto il patteggiamento in continuazione con altre sentenze di condanna: rispondeva di tentata estorsione ai danni di Domenico De Cesare.

Dal blitz della DIA scattato all'alba del 27 marzo 2025, ad oggi sono ancora ristretti ai domiciliari Alfieri, Squecco, Bernardi, Pecora e Cosentino; stessa misura anche per Domenico De Cesare e Vincenzo De Cesare, entrambi però detenuti, per altri reati, rispettivamente nel carcere di Cosenza e Salerno. A piede libero, dunque, c'è solo la Nobili.

L’udienza preliminare è fissata per il 21 gennaio prossimo presso la cittadella giudiziaria di Salerno: il gup del locale Tribunale, per ciascun indagato, valuterà se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio o archiviarne la posizione. In caso di rinvio, gli imputati potranno scegliere di affrontare il processo ordinario, optare per riti alternativi o chiedere il patteggiamento.

ALFIERI INDAGATO E PARTE OFFESA - Alfieri, Squecco e la Nobili sono accusati, nello specifico, di scambio elettorale politico mafioso: in occasione delle Comunali 2019, Alfieri avrebbe accettato la proposta del pregiudicato Squecco di procurargli voti in cambio della promessa di non abbattere il lido Kennedy di sua proprietà, suggellando tale patto con la candidatura dell’allora consorte Nobili in una delle liste.

Insieme a Bernardi e Pecora, Squecco risponde anche di tentata estorsione e rapina, in concorso e aggravate dal metodo mafioso e dall’abuso di potere: l’imprenditore capaccese si sarebbe avvalso dei due sodali per rivolgere, per il tramite dell’ex assessore Mariarosaria Picariello (la cui posizione è stata archiviata) ed allo stesso Alfieri, minacce di atti intimidatori e ritorsivi per non far abbattere lo stabilimento balneare.

Nel corso delle investigazioni, sono emersi indizi di colpevolezza in ordine al reato di tentato omicidio perpetrato da Domenico De Cesare nei confronti di Michele Squillante ed Angelo Genovese, noto esponente dell’omonimo clan operante in Baronissi e zone limitrofe. Tra le armi rinvenute in possesso dei baronissesi figurano diversi fucili mitragliatori Kalashnikov, mitragliette Uzi, due pistole cal. 357, una Smith & Wesson cal. 38, tre pistole di diverso calibro, un’arma storica a raffica, una pistola monocolpo a penna e un’arma da sparo con mirino, tutte con relativo munizionamento.

La Procura salernitana ha individuato come parti offese Michele Squillante, Angelo Genovese e lo stesso Franco Alfieri, ai danni del quale Squecco aveva ordito un attentato dinamitardo, commissionato al gruppo di Baronissi e saltato solo per il mancato accordo sul compenso economico, tra le parti, per mettere in atto il piano.



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