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Sicurezza pubblica, De Rosa: "È anche un fattore economico: senza, non c'è impresa"
Comunicato Stampa
09 gennaio 2026 08:17
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SALERNO. Dalla cronaca che scuote il Paese ai nodi dell’esecuzione delle decisioni: il cav. Domenico De Rosa (nella foto), opinion leader, richiama lo Stato a un principio semplice. "Senza certezza delle regole non c’è libertà. E senza sicurezza non c’è impresa" spiega in un'intervista il noto imprenditore salernitano, CEO del Gruppo Smet.

Cavaliere De Rosa, perché ha scelto di intervenire su un tema così sensibile come la sicurezza nelle città? "Perché la sicurezza non è uno slogan e non è un terreno da tifoserie. È un prerequisito. Per vivere serenamente con la propria famiglia e per fare impresa. Un imprenditore investe dove percepisce regole chiare, tempi certi, capacità dello Stato di prevenire e reagire. Senza questo, il capitale si ritrae e il tessuto sociale si indebolisce".

In che senso la sicurezza è anche un fattore economico? "Nel senso più concreto: continuità operativa, persone che lavorano senza paura, trasporti e servizi che funzionano, città che restano attrattive. È reputazione del territorio. Se un’area diventa sinonimo di rischio, chi deve mettere capitali e creare lavoro ci pensa due volte".

Lei insiste sul concetto di “decisioni che devono avere conseguenze”. Che cosa intende? "Uno Stato credibile è quello in cui le decisioni non restano sulla carta. Se c’è un provvedimento, deve essere eseguito. Se un soggetto è pericoloso, va neutralizzato con gli strumenti di legge. Se esistono regole, devono valere davvero. Altrimenti resta solo la burocrazia, e la realtà va da un’altra parte".

Dove entra, in tutto questo, la tutela delle Forze dell’Ordine? "Entra nel punto più delicato. Le Forze dell’Ordine sono il presidio quotidiano che tutela noi cittadini e le nostre imprese. Ma non possiamo pretendere che svolgano questo compito “a loro rischio e pericolo”, dentro un quadro di norme e procedure che a volte risultano inadatte a proteggere chi interviene. Chi indossa una divisa spesso vive la sicurezza come una missione di vita, con passione e dedizione verso la comunità e la Nazione: a queste persone dobbiamo rispetto, strumenti adeguati e regole chiare".

Qual è il problema, in concreto, quando le regole non sono chiare? "Che si crea un paradosso: da una parte chiediamo interventi rapidi ed efficaci, dall’altra lasciamo gli operatori in una zona grigia in cui ogni scelta può trasformarsi in un rischio personale, professionale e giudiziario. Questo non rafforza lo Stato: lo indebolisce. E produce due effetti pericolosi, la sfiducia e la paralisi operativa".

Come si tutela davvero chi garantisce l’ordine pubblico, senza scivolare nella propaganda? "Con serietà e tecnica. Regole d’ingaggio più chiare, formazione continua, dotazioni coerenti e un impianto normativo che protegga chi agisce correttamente in situazioni complesse, senza ambiguità e senza lasciare soli gli operatori. La magistratura decide e le sentenze si rispettano, sempre. Ma la politica ha il dovere di rendere l’ambiente normativo comprensibile e proporzionato alla realtà operativa".

Quali interventi metterebbe in cima alla lista? "Tre cose. Primo, esecuzione reale dei provvedimenti: rimpatri e allontanamenti che funzionino davvero, non solo fascicoli. Secondo, tracciabilità e interoperabilità dei sistemi, per ridurre “buchi” e zone d’ombra. Terzo, una revisione tecnica - non ideologica - di norme e protocolli operativi, così da tutelare insieme cittadini e Forze dell’Ordine, evitando l’effetto “paura di intervenire”.

C’è il rischio che questi temi alimentino paure e tensioni sociali. "Le tensioni crescono quando lo Stato appare incoerente o inerme. Quando le persone percepiscono impunità o inefficacia, la società si polarizza da sola. L’alternativa non è “meno regole”. È regole applicate meglio, con garanzie e tempi certi".

Da imprenditore e cittadino, qual è la sua linea rossa? "L’inerzia. Perché l’inerzia costa: in vite, in coesione sociale, in fiducia. E la fiducia è il primo capitale di un Paese. Senza fiducia non c’è serenità per le famiglie e non c’è coraggio di investire, assumere, pianificare. La sicurezza non è un lusso ma è infrastruttura invisibile".



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