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L'ACCUSA
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Capaccio Paestum, scontro in Commissione: "Parole offensive verso le donne, arrivino scuse pubbliche"
Comunicato Stampa
17 gennaio 2026 11:34
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CAPACCIO PAESTUM. “Quanto accaduto ieri nel corso di una Commissione consiliare del Comune di Capaccio Paestum è grave, offensivo e incompatibile con il ruolo delle istituzioni democratiche. Le Commissioni consiliari sono sedi pubbliche (dove anche ieri erano presenti cittadini) di confronto politico e amministrativo per approfondire temi che riguardano il bene comune e la vita dei cittadini. “Durante una delle commissioni, peraltro a seguito di chiarimenti di per sé discutibili, che saranno vagliate dai membri della commissione”. A dirlo sono i Consiglieri comunali di Capaccio Paestum: Angelo Quaglia, Antonio Agresti, Antonio Mastandrea, Gianmarco Scairati, Igor Ciliberti, Mariarosaria Giuliano ed Eustachio Voza. 

“Tuttavia – si legge nella nota inviata alla nostra redazione - il fatto più grave è che nell’ambito di una discussione collaterale si sia utilizzato un paragone del tutto inappropriato con la menopausa in contrapposizione al periodo fertile della donna, con un riferimento fuori luogo ed estraneo al dibattito amministrativo e offensivo della sensibilità di tante persone”. A ciò si è aggiunto l’imbarazzante successivo intervento di altro consigliere comunale, che forse ha tentato di banalizzare l’accaduto con ulteriori commenti altrettanto inopportuni. L’episodio si è dipanato con richiami all’andropausa e al confronto dei sessi. Parole che non attenuano ma rafforzano la gravità di un episodio, che lede sia la sensibilità delle donne che delle persone che credono nel rispetto dell’altrui dignità. In una società che manifesta sempre più spesso tensioni e aggressività, la politica dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto e dare l’esempio in ogni sede. Le istituzioni devono essere sempre luoghi di rispetto, confronto, responsabilità e sensibilità – concludono i consiglieri - Per queste ragioni è indispensabile che arrivino scuse pubbliche e si assuma una posizione chiara, anche da parte dell’Istituzione locale. Infatti, in questi casi, il silenzio rischia di apparire come una forma di legittimazione indiretta, che non può essere qui consentita”.  



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