Cultura
I REPERTI
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Camerota, ricerche alla Grotta del Poggio forniscono novità sulla presenza dell'uomo di Neanderthal
Comunicato Stampa
23 gennaio 2026 12:31
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CAMEROTA. Un team internazionale di ricercatori, condotto da Adriana Moroni ed Erica Piccirilli, da Stefano Benazzi e Stefano Ricci (Università di Siena e di Bologna), ha analizzato, con metodologie all'avanguardia, un dente umano neandertaliano rinvenuto nel 1966 nel corso delle indagini archeologiche alla Grotta del Poggio, dirette dal Prof. Arturo Palma di Cesnola e dal Prof. Paolo Gambassini dell’Università di Siena. 

La Grotta del Poggio, insieme all’adiacente Riparo, è oggetto di indagini multidisciplinari da parte dell’Università di Siena, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso. Il suo deposito antropico, dello spessore di ca. 6 m, costituisce un prezioso archivio di dati antropogenici e paleoambientali di estrema importanza scientifica ai fini della ricostruzione crono-culturale del Paleolitico medio dell’Italia meridionale. Per queste sue caratteristiche, nel 2022 la Grotta del Poggio è stata inserita tra i siti chiave del progetto europeo condotto dall’Università di Tubingen “Our first steps to Europe: Pleistocene Homo sapiens dispersals, adaptations and interactions in South-East Europe” - FIRSTSTEPS. La Grotta è nota per aver ospitato, nel corso di un lungo lasso di tempo, l’Uomo di Neanderthal, durante lo Stadio Isotopico 6 (200-140mila anni fa), un periodo freddo nel quale la costa del basso Cilento divenne, per le sue temperature più miti, un’area rifugio che permise la sopravvivenza non solo dell’uomo ma anche di altre specie, sia vegetali che animali, tra cui l’elefante (Palaeoloxodon antiquus) e il rinoceronte (Stephanorhinus sp.).

Grazie allo studio di Piccirilli e colleghi è stato possibile non solo confermare l’attribuzione del dente umano della Grotta del Poggio al Neanderthal, ma anche definire nel dettaglio una serie di caratteristiche morfologiche di particolare interesse. Si tratta di un molare superiore sinistro di dimensioni relativamente grandi, con radici molto robuste e in gran parte fuse tra loro, una condizione chiamata “taurodontismo” e tipica dei Neandertaliani. La forma della corona è marcatamente asimmetrica e tende a una configurazione romboidale, con un pronunciato rigonfiamento nella parte posteriore, un altro tratto frequentemente riscontrato in questa specie. Sulla superficie masticatoria è presente un’usura moderata, segno che il dente è stato coinvolto nella masticazione per un certo periodo di tempo prima della morte dell’individuo. 

Lo studio evidenzia, inoltre, che il dente del Poggio appartiene a uno dei Neandertaliani più antichi della Penisola italiana e che condivide il primato di reperto più antico dell’Italia meridionale con il famoso fossile di Altamura, datato tra 170 e 130mila anni fa. I rimanenti resti umani noti ad oggi per questa specie nel Meridione, si distribuiscono, infatti, in un arco cronologico più recente, tra l’ultimo interglaciale (130-120 mila anni fa) e la fine del Paleolitico medio (45-40 mila anni fa). Dal basso Cilento, in particolare, provengono altri importantissimi reperti umani neandertaliani (la mandibola del Riparo del Molare di Scario nel comune di San Giovanni a Piro e i denti dalla Grotta Taddeo nelle immediate vicinanze del Poggio), riferibili alle fasi immediatamente posteriori all’ultimo interglaciale. Lo studio di Piccirilli e colleghi ha permesso di attribuire ad un Homo sapiens della media Età del Bronzo un secondo reperto umano, un astragalo, rinvenuto fuori contesto alla Grotta del Poggio sempre durante gli scavi condotti da Palma di Cesnola.

Le ricerche e gli scavi alla Grotta del Poggio si svolgono con il sostegno economico del progetto europeo  FIRSTSTEPS e grazie al fondamentale contributo dell’Amministrazione Comunale di Camerota;  sono condotte dall’Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dall’Università di Siena e dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino, in regime di concessione ministeriale (DG-ABAP 13/06/2025 DECRETO 950).



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