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4 FEBBRAIO
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Napoli, Giorgio Perinetti presenta libro 'Quello che non ho visto arrivare' dedicato alla figlia Emanuela
Comunicato Stampa
31 gennaio 2026 13:36
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NAPOLI. Accorgersene quando ormai è troppo tardi. Quello che non ho visto arrivare è l’atto di dolore che Giorgio Perinetti dedica a sua figlia Emanuela, morta il 29 novembre 2023 a trentaquattro anni per una forma acuta di anoressia. Non per ricordarla, “perché lei era così socievole e capace che tanto la ricordano tutti”. Bensì per spingere chi soffre di quel diabolico male a non buttarsi via all’inseguimento di una perfezione effimera, per spalleggiare la battaglia dei tanti genitori che vedono smagrire le proprie figlie sotto i loro impotenti occhi. A Emanuela, primogenita di un direttore sportivo tra i più stimati in Italia, non mancava nulla. La bravura, la bellezza, il successo, la passione per il calcio ereditata dal padre e trasformata nella professione di influencer digitale. Aveva tutto, tranne la madre Daniela, stroncata nel 2015 da un tumore. Però non si piaceva, nonostante frequentasse il mondo dei suoi sogni di bambina. Per non prendere chili alle gambe, segnate in gioventù da un linfedema, dalla pandemia in poi aveva smesso di mangiare. E se per caso mangiava, tra una portata e l’altra andava in bagno a vomitare. Un virus molto peggiore del Covid, del quale il padre viene a conoscenza tre anni e mezzo dopo scoprendo la montagna di bugie che le raccontava la figlia pur di nascondergli l’anoressia. Lì, tra visite specialistiche e ricoveri rifiutati, liti feroci e strategie di persuasione, nasce una forsennata rincorsa alla vita che iniziava a sfuggire di mano. Poi Emanuela cade in casa e da quel giorno non si rialza più. Lasciando affogare il padre Giorgio nel tormento di "quello che non ho visto arrivare". Ma convincendolo a scrivere “ciò che resta di bello”, a partire dall’impegno per salvare anche una sola persona soffocata dalla stessa corda.  

 GIORGIO PERINETTI, nasce a Roma nel 1951. Diplomatosi al liceo Nazareno, dove tra i suoi compagni ci sono Carlo Verdone e Christian De Sica, coltiva la sua passione per il calcio entrando nel settore giovanile della Roma. Nel 1984 diventa direttore sportivo della prima squadra e ingaggia come allenatore Eriksson. Nel 1987 passa al Napoli, nel 1992 al Palermo, nel 1995 torna alla Roma, nel 1998 arriva alla Juventus. Poi, di nuovo, il Palermo e il Napoli. Al Siena conquista tre salvezze di fila in A. Ancora a Siena vola in A, così come a Palermo. Tacopina lo trascina al Venezia in due anni centra altrettante vittorie in campionato. Dopo due stagioni al Genoa, segue una doppia esperienza al Brescia intervallata da un remake con il Siena. All’Avellino sfiora il salto in B. Dall’estate 2025 quarta avventura a Palermo, ma stavolta all’Athletic. Tra i giocatori scoperti e lanciati: Giannini, il pallone d’oro Cannavaro, Dybala e Vicario.  

MICHELE PENNETTI nasce a Taranto il 15 giugno 1967. Giornalista del Corriere della Sera, agli esordi si forma al Quotidiano di Puglia e poi al Corriere dello Sport collaborando anche con il Guerin Sportivo. Dall’estate 2002 entra nella redazione di Bari del Corriere del Mezzogiorno che sarà successivamente assorbita da Via Solferino. Nel 2010 lascia lo sport per occuparsi di altri settori e otto anni dopo viene chiamato a guidare la stessa redazione di Bari del Corriere.     

 La presentazione del libro è in programma mercoledì 4 febbraio alle 17:30 presso il Tennis Club Napoli in Viale Anton Dohrn.



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