Giudiziaria
LA LETTERA
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Vallo della Lucania, crac Yele: ex dipendenti senza salari scrivono al presidente Fico
Antonio Vuolo
04 febbraio 2026 17:51
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VALLO DELLA LUCANIA. A distanza di quasi otto anni dal fallimento della Yele S.p.A., società partecipata che per anni ha gestito la raccolta dei rifiuti in 49 Comuni del Cilento, la vicenda giudiziaria e occupazionale resta ancora aperta, lasciando senza risposte decine di lavoratori. A farsi portavoce di questa lunga battaglia è da tempo Maria Maiuri, ex dipendente della società, che nelle ultime ore si è rivolta formalmente al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, chiedendo un intervento diretto per sbloccare la situazione. Nella lettera, Maiuri parla di un "grave stato di disagio" vissuto dai lavoratori e sollecita la piena attuazione della legge regionale 14/16, a tutela di chi attende da anni una risposta definitiva. Nella missiva viene evidenziato come, a circa otto anni dal fallimento, i dipendenti del Consorzio Sa/4 e della Yele non siano stati ricollocati, così come previsto dalla normativa. A questo si aggiunge il mancato pagamento delle ultime due mensilità, dicembre 2025 e gennaio 2026, dovuto – secondo quanto denunciato – al ritardo nel trasferimento delle risorse dalla Regione al CUB, ente gestore del programma straordinario. Il tutto avviene mentre è in corso, presso il Tribunale di Vallo della Lucania, il processo penale a carico di 17 imputati per il crac della Yele. Il procedimento trae origine dall’inchiesta “Piazza Pulita” della Procura vallese, che avrebbe portato alla luce un buco di bilancio stimato in circa 30 milioni di euro. Un dissesto che ha travolto non solo la società, ma anche i lavoratori, rimasti senza occupazione e senza tutele certe. Sul piano occupazionale, la Regione Campania aveva previsto un percorso di ricollocazione attraverso l’articolo 45 della legge regionale di riferimento, inserendo gli ex dipendenti nel cosiddetto “programma straordinario” gestito dal CUB. Tuttavia, a distanza di anni, quel meccanismo non sarebbe mai entrato pienamente a regime, lasciando irrisolta una vertenza che continua a pesare sulla vita di decine di famiglie.



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