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Mobilità e trasporti green, De Rosa: "Vi spiego la 'tassa invisibile' di cui nessuno parla"
Comunicato Stampa
06 febbraio 2026 08:47
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SALERNO. “Mobilità e trasporti sempre più cari con la nuova tassa europea sul green di cui nessuno vi parla”: il cavaliere Domenico De Rosa approfondisce l'entità e gli effetti dell'ETS2 (European Emission Trading System 2), il sistema introdotto dall'Unione Europea per ridurre le emissioni di CO₂ nei settori degli edifici e del trasporto su strada. Il suo focus principale è sui fornitori di energia e carburanti, con l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra incentivando economicamente le imprese ad intraprendere un percorso verso la sostenibilità.

Cavaliere, perché parla di una “tassa invisibile” che rischia di colpire tutti? "Perché con l’ETS2 l’Europa introduce un prezzo della CO₂ su carburanti stradali e riscaldamento. Non è una tassa esplicitata in bolletta, ma un costo che entra nel sistema economico e si trasferisce lungo tutta la filiera. Se aumentano energia e trasporti, aumenta il costo di produzione, distribuzione e consumo di quasi tutti i beni".

L’ETS2 viene presentato come uno strumento ambientale. Dove nasce la criticità? "La criticità nasce quando l’obiettivo ambientale viene perseguito soprattutto attraverso l’aumento dei costi, senza aver prima creato alternative tecniche e industriali mature e accessibili. In questo modo la transizione diventa una pressione economica immediata su famiglie e imprese, mentre il beneficio ambientale globale resta incerto".

Quali effetti concreti potrebbero percepire le famiglie? "Effetti diretti: carburanti più cari, riscaldamento più caro e, a cascata, aumento dei prezzi dei beni di consumo. Ogni prodotto incorpora energia e logistica. Se questi fattori diventano più costosi, una parte viene inevitabilmente trasferita al prezzo finale".

Perché il settore dei trasporti è così esposto a questo meccanismo? "Perché il trasporto è il sistema circolatorio dell’economia. Se ne aumenti i costi, l’effetto si propaga rapidamente su industria, distribuzione e commercio. È illusorio pensare che il settore possa assorbire questi oneri senza conseguenze per l’intero sistema".

Dal 2026 anche il trasporto marittimo sarà pienamente incluso nell’ETS. Che scenario intravede? "Il rischio è una perdita di competitività strutturale delle catene logistiche europee. Se imponiamo costi crescenti senza una politica industriale di accompagnamento, rendiamo le nostre filiere più care rispetto a quelle extraeuropee, favorendo la delocalizzazione della produzione e delle emissioni".

Lei parla spesso di “regole senza strategia”. Cosa intende? "Intendo che la regolazione non può sostituire una visione industriale. Le imprese non si trasformano per decreto. Servono infrastrutture, tecnologie mature, tempi realistici e capitali. Senza questi elementi, la transizione diventa un problema economico e sociale".

Qual è, secondo lei, l’errore di fondo della politica europea? "Aver confuso la quantità di regole con la qualità delle politiche industriali. L’Europa misura e sanziona molto, ma investe poco nella creazione di competitività. Senza imprese forti non esistono né sostenibilità ambientale né coesione sociale".

Quali cambiamenti radicali propone per correggere questa rotta? "Serve un cambio di paradigma. Trasformare l’ETS da strumento punitivo a leva industriale, vincolando i proventi alla riduzione del costo del lavoro e a investimenti produttivi verificabili. Garantire una neutralità tecnologica reale, con obiettivi ambientali chiari ma libertà di scelta sulle soluzioni. Introdurre una moratoria regolatoria selettiva per i settori strategici finché le alternative non sono economicamente sostenibili. Costruire una vera politica industriale europea su energia, reti, logistica e manifattura".

Come si evita che la transizione green diventi un salasso sociale? "Spostando il baricentro dalle penalità agli investimenti che abbassano i costi strutturali. Energia a prezzi competitivi, infrastrutture efficienti, tempi autorizzativi rapidi e incentivi mirati su tecnologie scalabili. La sostenibilità deve diventare convenienza economica, non sacrificio permanente".

Il messaggio finale ai cittadini? "La sostenibilità non può diventare un lusso per pochi. Una transizione che aumenta il costo della vita senza creare valore, lavoro e competitività è destinata a perdere consenso. L’ambiente si tutela con industria, innovazione e realismo economico, non con un moltiplicatore di costi".



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