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TRE GIORNI DI MANIFESTAZIONI
TRE GIORNI DI MANIFESTAZIONI
Campania, ‘Libera’ ricorda i 30 anni dalla Legge 109 sul riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata
Comunicato Stampa
05 marzo 2026 11:53
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CAMPANIA. 30, 109, 1 milione: i primi numeri che vengono in mente se pensiamo alla legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Il 7 marzo 2026 saranno 30 anni, da quando, grazie anche al milione di firme raccolte su impulso di Libera, la legge 109 fu approvata in Parlamento. Libera per festeggiare e onorare questi trent’anni di impegno collettivo promuove il 6/7/8 marzo “109 piazza per la legge 109”. Tre giorni di iniziative con più di 150 luoghi e spazi animati in tutta Italia da volontari della rete di Libera per promuovere e valorizzare il significato di trent'anni di beni confiscati restituiti alla collettività. Da Trieste a Milano, da Torino a Genova. E ancora Bologna, Pistoia, Ascoli Piceno, Roma, Campobasso, Napoli, Palermo dove saranno centinaia le piazze, luoghi e spazi animati da iniziative, banchetti, visite ai beni confiscati (elenco in aggiornamento su www.libera.it).  Un enorme lavoro corale, insomma, che dopo 30 anni ci chiede però uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione.” E in occasione della tre giorni “109 piazze per la legge 109”, E in Libera scende nelle piazze con la campagna “Diamo linfa al bene” per chiedere a tutte e tutti di difendere questa legge e per ribadire una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un gesto concreto per fare uno scatto in più per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi, perché ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie. In Campania tante le iniziative: San Giorgio a Cremano (NA) – Emporio Solidale, Via Galante 93- Bene confiscato; Avellino - Circolo Arci Avellino- via Cristoforo Colombo; Afragola (NA) – Masseria Antonio Esposito Ferraioli, via Enrico Berlinguer alla presenza di Don Luigi Ciotti e Maurizio Landini; Benevento – Piazza Federico Torre; Castellammare di Stabia (NA) – Circolo della Legalità, Piazza Principe Umberto I° bene confiscato; Castellammare di Stabia (NA) – La Casa di Iole, Str. Panoramica, 28 bene confiscato; Castellammare di Stabia (NA) – Asharam Santa Caterina Casa della Pace e della Nonviolenza, Strada Santa Caterina, 11 bene confiscato; a Napoli Pianura – Casa del Giovane in memoria di Gigi e Paolo, via vicinale Pignatiello 15- bene confiscato; Napoli  – Casa Esther Johnson, Salita Ugo Di Fazio, 7- bene confiscato; Napoli Ponticelli in piazzetta Egizio Sandomenico Quarto – Casa Mehari, Via Nicotera, 85-  bene confiscato; Benevento – Piazza Federico Torre (lungo Corso Garibaldi); Torre Annunziata – Corso Umberto all’angolo di via Alfani;Scafati – Parrocchia San Francesco di Paola, Largo Mons. Marano; Sessa Aurunca (CE) – bene confiscato “A. Varone”, Strada Provinciale 124, Maiano di Sessa.

“La peculiarità della legge 109/96 - commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera - che compie trent’anni è di aver messo al centro la dimensione etica. Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è qualcosa che l’ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto.  Non è un caso se oggi la legge 109, pur con tutti i suoi limiti applicativi, viene presa ad esempio da altre legislazioni nel mondo, a partire dall’Unione Europea. I tanti beni restituiti alla collettività grazie ai percorsi di riutilizzo sociale “parlano”; raccontano ciò che accade quando una ricchezza sporca, talvolta addirittura macchiata del sangue di vite innocenti, viene ripulita attraverso un investimento morale e materiale che chiama in causa i territori di appartenenza Lo constatiamo ogni giorno nelle cooperative, negli spazi sociali, negli edifici che accolgono persone in difficoltà e ospitano servizi preziosi per ogni fascia della popolazione. Lo vediamo ancora più chiaramente quando concentriamo l’attenzione sulle ricadute educative di questi percorsi: la fiducia che generano nelle comunità; i progetti culturali, artistici o sportivi messi in campo dentro i beni confiscati; i campi estivi che ogni anno attirano su quei beni migliaia di giovani per formarsi sui temi della giustizia e della cittadinanza responsabile. Certo non è tutto perfetto: ci sono ritardi, ostacoli burocratici, fatiche finanziarie, contraddizioni da superare nelle varie forme di gestione. Oggi dobbiamo stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti! La nostra campagna “Diamo linfa al bene” chiede di destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia agli investimenti strutturali necessari per promuovere il riutilizzo sociale di tanti nuovi spazi. Non tutti i beni, lo sappiamo, si prestano a essere sfruttati per esigenze pubbliche. Ma in molti casi a creare sfiducia e abbandono è la mancanza di risorse iniziali. Dobbiamo- conclude Luigi Ciotti- allora fare uno scatto in più, uno sforzo più deciso per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi. Ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie. Ogni rinuncia a intervenire le fa apparire più forti.”

Una rete consolidata e sempre più numerosa come dimostrano i numeri presentati da Libera nella nuova edizione del report “Raccontiamo il bene” - Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Un censimento del mondo del sociale e dell’associazionismo che racconta, dopo trenta anni, il Belpaese, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Un paese con 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 739 associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi. 

In Campania sono 205 le diverse realtà impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata in 60 comuni. Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo, di prendersi cura di chi fa più fatica. Dal report di Libera emerge che il 52% delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (107), mentre sono 57 le Coop sociali. Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 5 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 3 fondazioni, 19 Ats.  Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Le attività sono svolte in 84 tra appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili; 50 le esperienze hanno in gestione delle ville fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale o singole palazzine; 38 le esperienze di gestione terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari);  24 in  locali commerciale o industriale; Sono 129 i soggetti gestori le cui attività che sono direttamente legate a servizi di welfare e politiche sociale per la comunità; 39 si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile;  28 in attività legate all' agricoltura e ambiente  e 18 produzione e lavoro.

Libera ha elaborato i dati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 23 febbraio 2026) dove in Campania sono 3.831 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati mentre 2.519  gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sul lato delle aziende, sono 350 le aziende confiscate e destinate mentre sono 516 quelle ancora in gestione.



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