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Napoli, al Centro direzionale convegno sulle "donne sandwich": schiacciate tra cura e lavoro
Comunicato Stampa
05 marzo 2026 11:52
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NAPOLI. Una riflessione sul ruolo della donna nella società moderna, stritolata dagli impegni di lavoro e la cura della famiglia, anche alla luce del disegno di legge intitolato “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”, approdato in Commissione Affari sociali lo scorso 6 febbraio. La Uil Pensionati Campania (UilP) guidata dal segretario generale Biagio Ciccone, attraverso il suo coordinamento Pari Opportunità e in occasione della festa della donna, ha organizzato - in collaborazione con l’Associazione per i Diritti degli Anziani (ADA Campania) - un convegno dal titolo “Donna e Caregiver: Generazione Sandwich, essere donna tra lavoro e famiglia”, che si è tenuto ieri (mercoledì 4 marzo) nei locali del Centro Congressi “Tiempo”, al Centro Direzionale di Napoli.  L’incontro ha avuto l’obiettivo di approfondire, in un’ottica di genere, le sfide e le opportunità per chi svolge attività di assistenza e cura familiare. “La premier Giorgia Meloni, con il ministro Roccella, stabilendo l’eliminazione della consigliera di parità ha, di fatto, condannato le donne a compiere un passo indietro – ha esordito Loredana Raia, presidente della Commissione regionale Sanità e Sicurezza sociale – La Regione Campania sta tentando di porre rimedio con la proposta sui caregiver familiari contenuta nella legge regionale 33 del 2017”. Sulla stessa falsariga l’intervento di Olga Izzo, consigliera di parità della città metropolitana di Napoli, che ha chiosato: “Il Ddl caregiver dovrebbe avere una struttura normativa nazionale e prevedere un fondo di garanzia per le donne che rinunciano o sospendono il lavoro per dedicarsi alla attività di cura”. Secondo la segretaria regionale UIL con delega alle Pari Opportunità Camilla Iovino, inoltre, “il riconoscimento formale del caregiver familiare non trova alcun riconoscimento qualitativo né previdenziale, confermando l’inutilità di un intervento normativo che non offre soluzioni: si tratta di una versione sbiadita del reddito di cittadinanza”, mentre la segretaria nazionale UILP Livia Piersanti ha posto l’accento sul fatto che “l’attività di accudimento non è sempre una scelta, ma spesso un obbligo che scaturisce dall'assenza delle istituzioni”. E ha aggiunto: “90 ore settimanali di cura equivalgono ad un ergastolo ostativo, che implica effetti negativi sui caregiver. Senza contare, poi, che bisogna tener conto che la struttura delle famiglie è in costante cambiamento e ciò implica che il modello di caregiving familiare, come modello unico di caregiving, non può continuare a esistere e si va esaurendo in maniera spontanea perché non sostenibile”. Sui risvolti psicologici dei caregiver si è, poi, soffermata la psicologa e psicoterapeuta Antonietta Nocerino, che ha sottolineato: “Parlare dei diritti delle donne, e in particolare dei cargiver donne, significa fare prevenzione. L’impatto psicologico per queste donne è devastante perché il lavoro di cura implica isolamento sociale e un grande stress, scaturito dal senso di insoddisfazione e dal sentirsi inadeguati nel proprio compito”. Infine Carmela Saulino, già assessora con delega alle Pari Opportunità del Comune di Ercolano, ha concluso: “Il cuore delle caregiver parla in modo diverso e dobbiamo ascoltarlo. Condizioni di stress e carichi fisici scatenano ostruzioni significative delle arterie, che potremmo definire la sindrome del cuore infranto. Siamo chiamati ad agire e ad ascoltare la sofferenza delle donne”.



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