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8 MARZO
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Festa della Donna, Cortazzi (Cisl Salerno): “Gender pay gap oltre il 20%, servono servizi e contrattazione”
Comunicato Stampa
07 marzo 2026 09:49
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SALERNO. L’8 marzo non è una ricorrenza da rituale. È una giornata che richiama istituzioni, imprese e società civile alla responsabilità di affrontare con decisione le disuguaglianze che ancora attraversano il mondo del lavoro. Tra queste, una delle più evidenti resta il divario retributivo e di carriera tra uomini e donne.

In provincia di Salerno il gender pay gap continua a rappresentare una sfida aperta. I dati più recenti del Rendiconto di genere dell’Inps di Salerno, pubblicato ogni anno in occasione dell’8 marzo, mostrano come il tasso di occupazione femminile resti significativamente più basso rispetto a quello maschile e come le carriere delle donne siano più spesso segnate da discontinuità, contratti frammentati e minori opportunità di crescita professionale. Una condizione che, considerando ore lavorate, continuità occupazionale e progressioni di carriera, porta il divario retributivo effettivo a superare il 20 per cento.

"L’8 marzo non può ridursi a una celebrazione simbolica - dichiara Marilina Cortazzi, segretaria generale della Cisl Salerno -. È una giornata che ci ricorda quanto lavoro ci sia ancora da fare per garantire alle donne pari opportunità nel mercato del lavoro. Il divario salariale non è solo una questione di busta paga: è il risultato di percorsi professionali più fragili, spesso condizionati dal peso sproporzionato dei carichi di cura".

In Italia, e in modo ancora più evidente nei territori del Mezzogiorno, la gestione della cura familiare continua infatti a gravare prevalentemente sulle donne. L’assenza o l’insufficienza di servizi per l’infanzia e per l’assistenza agli anziani costringe molte lavoratrici a interrompere o ridurre la propria attività professionale, con conseguenze dirette sulle opportunità di carriera e sui livelli retributivi.

"Quando mancano servizi adeguati - prosegue la Cortazzi - il costo dell’organizzazione familiare ricade quasi interamente sulle donne. Questo significa meno ore lavorate, meno continuità professionale e meno possibilità di crescita. Ed è così che il divario salariale prende forma e si consolida nel tempo, con effetti che si riflettono anche sulle pensioni e sulla sicurezza economica futura".

Per affrontare questo squilibrio strutturale, l’Unione europea ha introdotto la Direttiva sulla trasparenza retributiva, che l’Italia è chiamata a recepire con un decreto legislativo attualmente all’esame del Parlamento.

Nel corso dell’audizione parlamentare sul provvedimento di recepimento della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva, la Cisl nazionale ha presentato una memoria con alcune proposte per rendere la norma realmente efficace.

"La prima - spiega la Cortazzi - riguarda la necessità che la trasparenza retributiva sia concreta e verificabile. I dati sui salari e sui criteri di progressione professionale devono essere comparabili e accessibili, in modo da consentire di individuare eventuali disparità e intervenire per correggerle".

Un secondo punto centrale riguarda il rafforzamento della contrattazione collettiva.

"Il contrasto al gender pay gap - aggiunge la segretaria generale della Cisl Salerno - non può essere affidato soltanto alle norme o alla buona volontà delle imprese. È nella contrattazione di secondo livello, con il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e delle Rsu, che si possono affrontare concretamente i nodi che generano disuguaglianza: criteri di inquadramento, progressioni di carriera, organizzazione del lavoro e strumenti di conciliazione tra vita privata e lavoro".

La memoria della Cisl Salerno sottolinea inoltre la necessità di introdurre un sistema di incentivi e controlli: premialità per le aziende che riducono il divario di genere e sanzioni effettive per chi non rispetta gli obblighi previsti dalla normativa.

Nel territorio salernitano il tema assume un peso ancora maggiore, inserendosi in un contesto segnato da livelli di occupazione femminile più bassi della media nazionale, da una forte presenza di microimprese e da una diffusione significativa di lavoro povero.

"In una realtà come la nostra - conclude la Cortazzi - la parità salariale non può essere separata dalla qualità del lavoro, dallo sviluppo dei servizi e dalle politiche territoriali. Un territorio che non valorizza pienamente il lavoro delle donne rinuncia a una parte fondamentale delle proprie energie e del proprio potenziale di crescita. Per questo continueremo a lavorare, nei luoghi di lavoro e nelle istituzioni, affinché nessuna donna debba più scegliere tra lavoro, diritti e futuro".



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