Economia
L'OPINIONE
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Carburanti, De Rosa: "Ridurre costo dell'energia e sospendere subito l'ETS"
Comunicato Stampa
19 marzo 2026 08:26
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SALERNO. Il Cavaliere Domenico De Rosa analizza le misure del governo sui carburanti e rilancia una linea chiara insieme al presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: “Serve realismo economico, non ideologia. Così si difende l’industria europea”.

Cavaliere De Rosa, il governo è intervenuto sul taglio delle accise. È la strada giusta? "È un segnale, ma non basta. Intervenire sulle accise significa agire sul prezzo finale e dare un sollievo immediato a famiglie e imprese. Tuttavia resta una misura tattica, non strategica. Il problema vero è il costo strutturale dell’energia in Europa, che continua a essere più alto rispetto ai nostri competitor globali. Se non affrontiamo quello, continueremo a inseguire le emergenze".

Quindi ritiene che il taglio delle accise sia insufficiente? "Non dico insufficiente, dico incompleto. È una risposta rapida, utile, ma temporanea. Il rischio è quello di tamponare senza risolvere. Le imprese, soprattutto quelle della logistica e della manifattura, hanno bisogno di prevedibilità. Non si può programmare un investimento o un rinnovo flotta su misure che cambiano ogni pochi mesi".

In questo scenario lei ha rilanciato una proposta forte, sospendere il sistema ETS. Perché? "Perché oggi l’ETS è diventato, nei fatti, una tassa indiretta sull’industria europea e la sua logistica. Nasce con un obiettivo condivisibile in linea di principio, ridurre le emissioni, ma nella sua applicazione concreta sta producendo un effetto distorsivo. Sta aumentando i costi per le imprese europee senza incidere realmente sulle emissioni globali, perché la produzione si sposta altrove".

È una posizione isolata o trova consenso nel mondo industriale? "Non è affatto isolata. Su questo tema c’è una crescente convergenza. Io condivido pienamente la linea espressa dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Serve una riflessione seria. Non possiamo continuare a caricare il sistema produttivo di costi aggiuntivi mentre competiamo con Paesi che non hanno gli stessi vincoli".

I sostenitori dell’ETS dicono che è uno strumento indispensabile per la transizione ecologica... "La transizione ecologica non può diventare una transizione economica verso il declino. Se perdiamo capacità industriale, perdiamo anche la capacità di investire in innovazione e sostenibilità. Il punto non è negare la transizione, ma governarla con pragmatismo. Senza industria non esiste sostenibilità".

Cosa propone concretamente? "Una sospensione immediata del sistema ETS a livello europeo, almeno fino a quando non saranno ristabilite condizioni di equilibrio competitivo. Parallelamente serve un piano serio sull’energia, con investimenti in infrastrutture, diversificazione delle fonti e neutralità tecnologica. Non possiamo imporre una sola strada alle imprese".

Che impatto ha oggi, tutto questo, sul settore della logistica? "La logistica è il primo sensore dell’economia reale. Quando aumentano carburanti, energia, costi regolatori, noi lo vediamo immediatamente. E lo scarichiamo lungo tutta la filiera. Questo significa aumento dei prezzi finali, perdita di competitività e, nel medio periodo, riduzione dei volumi. È un effetto domino".

Il rischio quindi è più ampio del solo settore trasporti? "Assolutamente sì. La logistica è il sistema circolatorio dell’economia. Se aumentano i costi di trasporto, aumenta il costo di tutto. Dall’industria all’agroalimentare. Per questo serve una visione industriale, non interventi spot".

Se dovesse sintetizzare in una frase la sua posizione? "Meno ideologia e più industria. L’Europa deve tornare a essere un luogo dove produrre conviene. Se non correggiamo ora queste politiche, il rischio è perdere definitivamente pezzi della nostra base produttiva".

È un messaggio anche politico? "È un messaggio di realtà. Le imprese non chiedono privilegi. Chiedono condizioni per competere. E oggi queste condizioni, in Europa, stanno venendo meno. Intervenire su accise ed ETS non è una scelta ideologica. È una necessità economica".



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