CASERTA. Nel corso della mattinata odierna, i carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e del Raggruppamento Operativo Speciale di Napoli, hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di misura cautelare personale, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 23 persone (19 in carcere, 4 agli arresti domiciliari) ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza con violenze e minacce, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto di armi e munizioni, traffico e spaccio di sostane stupefacenti.
Il provvedimento cautelare rappresenta l'esito di una complessa attività investigativa, avviata nel 2019, sviluppata attraverso attività tecniche di intercettazione, tradizionali servizi di osservazione e controllo sul territorio, nonché riscontri alle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia. Le indagini hanno consentito, in primo luogo, di acquisire gravi elementi indiziari in ordine all'operatività di un sodalizio criminale riconducibile al clan dei Casalesi - fazione Zagaria, attivo nella provincia di Caserta.
Secondo quanto emerso dall'attività investigativa, l'organizzazione sarebbe stata guidata dai due fratelli del capoclan Michele Zagaria, attualmente liberi, che, in qualità di reggenti, avrebbero curato l'organizzazione e il coordinamento delle attività delittuose nell'interesse del sodalizio nella provincia di Caserta, nonché da un nipote che, scarcerato nel 2019, si rifugia all'estero per seguire soltanto le vicende imprenditoriali del clan, in coerenza con il suo ruolo di leader imprenditoriale della cosca.
Nel corso delle investigazioni è stato individuato, tra gli altri, un ulteriore esponente di spicco dell'associazione che, secondo quanto emerso dalle indagini, svolgeva una funzione di "raccordo" tra la frangia armata dell'organizzazione e la sua leadership. Tale soggetto, nel seguire le direttive dei fratelli Zagaria, sarebbe stato attivamente impegnato nelle attività di estorsione, usura e traffico di sostanze stupefacenti, nonché nel controllo di alcuni settori economici del territorio, tra cui l'imposizione nelle compravendite terriere (pretendendo somme variabili tra i 15.000 e gli oltre 125.000 euro in considerazione del prezzo del cespite), le intestazioni fittizie di attività commerciali, la gestione delle slot machine - attività ritenuta sempre di elevato interesse economico per le organizzazioni criminali - finalizzate a garantire il sostentamento degli associati grazie alla suddivisione dei profitti derivanti dalle attività illegali.
Sono stati altresì individuati diversi esercizi commerciali nella disponibilità di alcuni indagati che venivano utilizzati come basi operative per la pianificazione e il coordinamento delle attività illecite del clan. Ulteriori approfondimenti investigativi hanno permesso, poi, di accertare l'esistenza di una cassa comune del clan, utilizzata anche per investimenti in attività legali (società di autonoleggio, intestazioni fittizie per eludere la normativa in materia di prevenzione patrimoniale) e per prestiti a tassi usurai, di dimostrare operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio, attraverso l'impiego di denaro illecito, tramite una società con sede in Spagna e una del Casertano attiva nel settore della raccolta rifiuti, entrambe riferibili al nipote del capo clan.
Le attività investigative hanno infine consentito di documentare l'avvio di un ambizioso progetto criminale tendente al consolidamento di mirati contatti con esponenti della criminalità organizzata calabrese, in particolare della provincia di Reggio Calabria, divenuti nel tempo fornitori abituali di sostanze stupefacenti (soprattutto cocaina), grazie ai quali, atteso il prezzo competitivo e l'ottima qualità dello stupefacente, il clan avrebbe potuto imporsi sul mercato "casalese" strizzando l'occhio alle piazze di Caivano, sotto assedio da parte delle forze dell'ordine.
Nel corso dell'indagine sono state tratte in arresto, su provvedimenti delle Autorità Giudiziarie competenti, altre 9 persone e ulteriori 2 in flagranza di reato - tutte diverse dagli odierni indagati - sono state sottoposte a sequestro 4 pistole, una mitraglietta "Skorpion", un fucile a canne mozze, circa 600 cartucce di vario calibro, nonché circa 11 Kg di sostanza stupefacente di vario tipo. Contestualmente all'esecuzione delle misure cautelari personali, i carabinieri del ROS hanno eseguito il sequestro preventivo dei compendi di 2 aziende, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.
I provvedimenti eseguiti sono misure cautelari disposte in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari degli stessi sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.